Un nuovo progetto Ticino

Premessa

La rapidità dei cambiamenti che intervengono a livello internazionale mette in crisi i modelli di crescita e di sviluppo fino a oggi immaginati. Anche importanti settori economici, quali ad esempio quello bancario e finanziario, ancora locomotiva del nostro benessere, stanno per essere, o sono già, rimessi in discussione a causa della pressione internazionale sul nostro segreto bancario.
È dunque divenuto indispensabile riflettere su questi nuovi scenari e attualizzare o concepire nuovi indirizzi strategici per il nostro Cantone. Come possiamo prevenire e/o attutire gli effetti nocivi di questo fenomeno? Quale Ticino desideriamo per le generazioni future? Quale sarà il futuro della nostra economia? Quali potranno essere i nostri futuri punti di forza? Quali condizioni quadro auspichiamo per garantire l’attrattività del Ticino rispetto ad altre zone direttamente o indirettamente concorrenti? Quali elementi conducono e potrebbero condurre anche in futuro una ditta industriale o di servizi a operare nel/dal nostro territorio? Quali saranno gli effetti sull’occupazione? E quale ruolo dovrà giocare l’ente pubblico?

Un nuovo progetto per il Ticino

Nella metà degli anni Novanta “la crisi economica che aveva colpito l’insieme delle economie europee aveva fortemente inciso anche sull’economia del Cantone Ticino. Parte delle sue strutture si rivelava fragile e in seria difficoltà davanti alle sfide imposte dall’internazionalizzazione e dalla globalizzazione dei mercati” . Partendo da queste premesse l’allora Unione di Banche svizzere, Regione Ticino, aveva promosso, in collaborazione con il Dipartimento delle finanze e dell’economia del Cantone Ticino, e con il sostegno delle principali associazioni economiche del Cantone, uno studio sul futuro della nostra economia dal titolo “Progetto Ticino. Spunti di riflessione sul divenire dell’economia ticinese”. L’allora UBS aveva attribuito sei mandati di ricerca su temi specifici. Ai ricercatori si erano affiancati sei gruppi di lavoro costituiti da operatori economici, imprenditori e rappresentanti dell’Amministrazione cantonale. Nell’ambito di riunioni, moderate da giornalisti della piazza, i gruppi di lavoro hanno contribuito a fornire ai ricercatori gli elementi per l’analisi e il quadro di riferimento indispensabili ad assicurare la coerenza della riflessione.
Un bell’esempio , a nostro avviso, di confronto di idee e di ricerca in favore del nostro territorio.

Nel marzo 1999, poi, il Dipartimento delle Finanze e dell’economia completava un documento dall’emblematico titolo: “Strategia e misure puntuali di sostegno al rilancio economico in Ticino”. Nella sua seconda sezione intitolata – Il “libro bianco” sullo sviluppo economico – il testo spiegava i motivi che avevano spinto il Dipartimento a chiedere l’elaborazione di uno studio che prevedesse lo sviluppo economico del nostro Cantone nello scenario della globalizzazione. Ecco l’incipit di tale introduzione: “Per elaborare una strategia di sostegno al rilancio economico adatta allo scenario della globalizzazione, abbiamo ritenuto indispensabile sollecitare un contributo analitico e propositivo (“Libro bianco”) che individuasse i settori nei quali il Ticino potrà inserirsi con successo in futuro. Il documento è stato messo a punto dal prof. Carlo Pelanda, docente all’Università della Georgia (USA) ed esperto di problemi di ri-sviluppo economico a partire da condizioni di sviluppo maturo, in collaborazione con un gruppo informale di economisti, funzionari e operatori economici designato dal DFE. Il documento è stato pubblicato il 23 marzo 1998 (“Ticino 2015. Libro bianco sullo sviluppo economico cantonale nello scenario della globalizzazione”). Compito del Libro bianco era mettere a punto per ciascun settore, considerato nel novero di quelli su cui potrebbe basarsi la nuova crescita del Ticino, una strategia di lungo periodo (con termine temporale convenzionalmente fissato nel 2015), alla quale finalizzare gli sforzi congiunti del privato e dello Stato. Si trattava in concreto di individuare o costruire ex novo alcune “autostrade del rilancio” che consentano all'”azienda Ticino”, tramite progetti concreti di lungo respiro, non solo di scongiurare il rischio di un declino industriale ed economico, ma di restare nel gruppo delle regioni più competitive. Obiettivo di questa strategia è gettare le premesse per fare del Ticino, appunto, una regione svizzera ed europea ad elevato grado di concorrenzialità. In proposito è fondamentale precisare che l’attuazione di questa strategia non spetta solo ed esclusivamente all’ente pubblico, ma è compito che richiede il coinvolgimento, l’iniziativa e la partecipazione attiva degli attori economici, delle loro associazioni, di quelle sindacali e di tutti gli altri enti che offrono servizi e prestazioni nella società civile.”

Preso atto delle linee direttive e del piano finanziario 2012-2015 che segnano un notevole deterioramento delle finanze pubbliche in questo periodo di riferimento e, alla luce della cronica latitanza di una sana e lungimirante progettualità per il nostro Cantone, il Gruppo UDC chiede l’istituzione di un tavolo di lavoro, di un serbatoio di pensiero (think tank) indipendente dalle forze politiche, che si occupi di analizzare le attuali politiche pubbliche del Cantone e di proporre nuovi ambiziosi scenari di sviluppo per il Ticino.

Il nostro gruppo ritiene infatti di fondamentale importanza procedere con rapidità a delle scelte di fondo promuovendo la valorizzazione di nuovi fattori strategici di successo che ci permettano di garantire la competitività del nostro territorio e di conseguenza il benessere dei nostri cittadini anche in futuro.

Senza scomodare illustri professori, magari lontani dal nostro Paese e all’oscuro delle dinamiche del nostro Cantone, crediamo inoltre che questo tavolo possa, anzi debba essere composto da accademici, ricercatori e rappresentanti dell’economia essenzialmente attivi sul nostro territorio. Lo sviluppo di realtà universitarie, grazie agli investimenti nell’USI e nella SUPSI, hanno senza dubbio permesso di concentrare delle preziose competenze che a nostro avviso dovrebbero essere valorizzate e sfruttate per un grande progetto di rilancio economico.
Per il Gruppo UDC:
Marco Chiesa
Del Don – Filippini – Mellini – Pinoja