E se la smettessimo con i tappeti rossi?

Da tempo il mondo politico si interroga sulle facilitazioni burocratiche concesse ai cosiddetti “padroncini”. Questi, cittadini dell’UE-25/AELS e lavoratori distaccati in Svizzera da imprese o società con sede in uno Stato dell’UE-25/AELS, non hanno l’obbligo di ottenere un permesso di soggiorno per svolgere un’attività lucrativa di durata inferiore a 90 giorni. Tramite, infatti, una semplicissima procedura di notifica per attività lucrativa di breve durata, i padroncini possono lavorare sul nostro territorio, spesso con prezzi insostenibili per i nostri artigiani.

A ennesima riprova di quanto sopra, è di quest’oggi il grido d’allarme pubblico lanciato dall’Associazione Svizzera delle Piastrelle – Sezione Ticino (riportiamo in allegato l’articolo del Giornale del Popolo che riferisce della recente assemblea annuale). L’associazione stima che nel 2012 i lavoratori dall’estero abbiano “sottratto” circa 15 milioni di franchi all’economia locale, ossia grossomodo 120 posti di lavoro.

Dicevamo che fortunatamente i politici sono da tempo sensibili su questo tema. Anzi, non si contano le dichiarazioni di colleghi politici in cui si stigmatizza la semplicità con cui concorrenti agguerriti possono notificarsi sul nostro territorio, in completa assenza di reciprocità rispetto a quanto i nostri artigiani possono fare per lavorare in Lombardia o Piemonte.

Condividendo le preoccupazioni di molti artigiani locali, penalizzati dalla burocrazia italiana e dall’assenza di reciprocità nell’ambito dell’applicazione degli accordi bilaterali, i sottoscritti firmatari chiedono (perlomeno finché non vi sia una totale e completa reciprocità in Lombardia e Piemonte):

  1. cancellazione della pagina internet relativa alla notifica di attività lucrative e delle istruzioni per la procedura di registrazione nella sezione dell’ufficio per la sorveglianza del mercato del lavoro;
  2. al fine dell’espletamento della procedura della notifica deve essere fatto obbligo di presentazione personale presso un preposto Ufficio cantonale ubicato a Bellinzona.

Marco Chiesa e Sergio Savoia