Il progressivo e inarrestabile effetto di sostituzione dei compiti/obblighi dell’Assicurazione invalidità che riversa sui Comuni gli oneri così disattesi e inadempiuti. Urge una verifica e un intervento puntuale del Cantone

Tutti sanno che l’Assicurazione federale invalidità sta facendo grossi sforzi per sanare i suoi conti. Detto e appurato ciò si constata che questo esercizio economico e contabile viene però messo in atto in spregio ai principi e diritti costituzionali che tutelano i cittadini e assicurati quali tutti noi siamo.

Questo, oltre a creare drammi esistenziali e inammissibili ingiustizie in uno Stato di diritto come il nostro, comporta necessariamente una prassi discutibilissima e odiosa che – in questa logica autoreferenziale – dà per scontato due pratiche/presunzioni a dir poco inqualificabili.
La prima di queste fa riferimento allo spostamento di questi oneri e responsabilità dalla Confederazione ai Comuni; questi ultimi essendo chiamati sempre più a dover far fronte – grazie alla Pubblica Assistenza – alle necessità di questi cittadini/assicurati misconosciuti nei loro diritti, nelle loro necessità e nella loro realtà di persone ammalate, inabili al lavoro. Soggetti, questi, che non guariscono certo per decisione e/o sentenze calate dall’alto della sicumera dell’Ufficio dell’Assicurazione Invalidità al pari dei miracoli concessi per intercessione divina in un Santuario Mariano! Queste persone infatti, ritrovandosi abbandonate a loro stesse e disattese nei loro legittimi diritti, si ritrovano costretti a chiedere aiuto ai Comuni. In tal modo l’UAI sembra di fatto aver fatto proprio il perverso principio secondo il quale “Se la teoria (dell’AI) non collima con la realtà (dei pazienti/assicurati), beh, tanto peggio per quest’ultima!”.
La seconda di queste pratiche/presunzioni inqualificabili e discriminatorie dell’UAI riguarda invece la parità di trattamento fra assicurati e assicuratori (nello specifico l’Assicurazione fed. invalidità) che, nella fattispecie, appare completamente decentrata a favore dell’AI: questo laddove l’assicurato non ha – come quasi sempre la regola – i mezzi economici e/o psicologici per tutelare i suoi interessi legittimi con la richiesta di una perizia super partes in grado di sconfessare le tesi partigiane e interessate dei periti AI (peraltro tutti sul libro paga dei vari Uffici cantonali dell’Assicurazione Invalidità).

Con la presente interrogazione parlamentare siamo pertanto a chiedere al Consiglio di Stato di voler dar seguito alle seguenti domande.

  1. È consapevole il CdS di questo problema che tocca da vicino anche il nostro Cantone e i nostri Comuni? Soprattutto in questo momento estremamente critico per le loro finanze? In caso di risposta affermativa, come si è mosso e come intende muoversi il CdS per ovviare a questo grave e oneroso problema?
  2. Non crede il CdS che, al punto in cui siamo, sia urgente chinarsi sul problema con uno studio specifico e approfondito da affidare a un ente indipendente e autorevole quale per esempio una delle nostre due università (USI e SUPSI) alfine di poter disporre di dati ed elementi oggettivi e scientificamente inoppugnabili sui quali porre le basi di un confronto e di una disamina rigorosa, seria e approfondita a seguito della quale valutare poi le misure correttive più adeguate e appropriate sul piano politico e istituzionale?

Orlando Del Don
Per il Gruppo UDC