Emergenza criminalità in Ticino. Urgono misure di intervento coordinate evitando soluzioni estemporanee, unilaterali e non sostenibili sul medio-lungo periodo

Negli ultimi mesi l’emergenza criminalità in Ticino è esplosa in modo esponenziale e inquietante. Non si tratta solo di furti con scasso a preoccupare il cittadino, ma anche aggressioni fisiche, minacce, hooliganismo, e tutto il sottobosco connesso con droga, prostituzione e crimine organizzato, unitamente al fenomeno nuovissimo della criminalità di frontiera.

Tutto ciò ha creato un livello altissimo di insicurezza, paura e inquietudine pervasiva vieppiù marcata nella popolazione, e non solo nei distretti a ridosso dell’Italia.
I dati in nostro possesso confermano la diffusione sul territorio di forme nuove di criminalità estremamente invasive e organizzate, con costi sempre più importanti per la comunità e, però, con risultati scarsi dal punto di vista dell’efficacia delle misure ordinarie di repressione messe in atto. Il che ci induce a pensare che oggi è vieppiù importante sviluppare strategie di controllo sociale complementari alla semplice repressione – si pensi alla prevenzione e alla riduzione del danno come pure allo studio e allo sviluppo di strategie ad hoc, specifiche e mirate alla nostra realtà, peculiarità e necessità.
Nel corso delle ultime settimane poi la situazione in Ticino si è fatta incandescente, soprattutto nel Sottoceneri, con la messa in atto da parte di singoli Comuni di soluzioni d’urgenza non sempre efficaci e dettate dalla paura e da vissuti di sconforto di cittadini e autorità locali oramai esasperate.
A livello cantonale sono peraltro anche state avanzate, recentemente, proposte che però non hanno trovato l’unanimità e il consenso sperato e che lasciano trasparire, ancora, una certa pericolosa “ansia da prestazione” che potrebbe sfociare ancora una volta in situazioni di ripiego certamente poco strutturate e, soprattutto, poco coordinate e sostenibili sul medio-lungo periodo.
Tutto ciò rischia di essere controproducente.
Di questi giorni poi abbiamo avuto inoltre notizia di un incontro che si è svolto a Bellinzona fra alti funzionari svizzeri e italiani preposti alla sicurezza, sotto la direzione del direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi; riunione di lavoro voluta per meglio coordinare la lotta alla criminalità transfrontaliera oramai fuori controllo. Segnale questo di uno scenario preoccupante se non inquietante!
In questo senso a suo tempo il nostro Gruppo parlamentare aveva inoltrato un atto parlamentare con il quale si chiedeva al Consiglio di Stato la creazione di un Osservatorio di criminologia in Ticino con il compito di analizzare, studiare e affrontare il fenomeno in tutte le sue possibili declinazioni alfine di poter offrire al Consiglio di Stato un valido aiuto e una solida assistenza/consulenza nel trovare le soluzioni più appropriate, efficaci, durature e sostenibili per il suo contenimento e la sua soluzione.
Atto parlamentare – il nostro – che è poi stato seguito dagli atti parlamentari di altri partiti che, in sostanza, chiedevano la messa di atto di misure analoghe a quanto da noi auspicate con la nostra mozione.
Sono passati i mesi e gli anni … e ora ci ritroviamo ancora ai piedi della scala. La nostra impressione è che la situazione stia ora sfuggendo di mano e che gli interventi adottati a seguito delle diverse sollecitazioni provenienti dal territorio e dai Comuni possano soffrire di soverchia estemporaneità e incoerenza che potrebbe nuocere alla risoluzione del problema criminalità in Ticino. Con il rischio ulteriore di creare un effetto di spostamento della criminalità in altri distretti del Cantone. Situazione questa che, nel suo insieme, rischia di provocare effetti socialmente e psicologicamente devastanti.

Con il presente atto parlamentare chiediamo pertanto al Consiglio di Stato di voler dar seguito alle seguenti domande.

  1. Ritiene il CdS la situazione sul fronte della criminalità in Ticino un’emergenza che merita un’attenzione particolare riguardo la raccolta di dati, lo studio, l’analisi, la consulenza criminologica e la condivisione di esperienze, competenze e strumenti alfine di dare risposte coordinate, strutturate, durature e condivise?
  2. Ritiene il CdS che vi siano le condizioni per poter procedere ad un approccio diverso a quanto fin’ora fatto per far si che si possa proteggere la popolazione da queste nuove forme di criminalità e violenza sul territorio che potrebbero avere anche effetti socialmente e psicologicamente devastanti?
  3. Ritiene il CdS che sia necessario procedere da subito a un lavoro condiviso e di squadra con i diversi attori coinvolti a livello locale, regionale e cantonale per trovare soluzioni condivise rispetto alle misure da adottare?
  4. Ritiene il CdS che l’aiuto e il contributo che il già sopra evocato e auspicato Osservatorio di criminologia potrebbe dare alle autorità politiche cantonali possa essere preso in considerazioni in tempi brevi? In caso di risposta positiva, in che modo? In caso di risposta negativa, quali le ragioni di una tale modalità di procedere?
  5. Quali altri progetti o intenzioni ha in animo di attivare il CdS per far fronte a questa emergenza: nel breve, nel medio e nel lungo periodo?

Orlando Del Don
Per il Gruppo UDC