Una scuola speciale pubblica cantonale all’altezza dei tempi e dei compiti impegnativi che la interpellano e la sollecitano sempre più?

La scuola, l’educazione e il ruolo delle famiglie sono argomenti sempre più centrali nella nostra società. Ma spesso la società (e talvolta la scuola stessa, in forme anche larvate e passive) erigono in modo spesso inconsapevole delle barriere invisibili fra il mondo e la realtà della scuola regolare e quello della scuola speciale alla quale afferiscono i nostri giovani con disabilità fisiche e/o con problemi psico-sociali. Questi giovani e le loro famiglie, già peraltro duramente provati, vengono in tal modo ulteriormente e ingiustamente penalizzati nel loro encomiabile ma estenuante impegno per sopperire a quanto la scuola non è in grado di offrire ai loro figli. Purtroppo non esistono valide alternative alla scuola speciale pubblica; ma ciò, invece di rappresentare uno stimolo per fare sempre di più e meglio, si traduce spesso in forme di gestione molto direttive e burocratiche che non lasciano spazio a soluzioni condivise e modulate in funzione dei bisogni accresciuti e delle complesse difficoltà in essere di questi giovani e delle loro famiglie. Il rischio è che la scuola speciale pubblica si trasformi insidiosamente sempre più in uno strumento fine a se stesso, uno strumento autoreferenziale e poco incline all’apertura, alla condivisione e, pure, alla trasparenza, a scapito dei nostri giovani più bisognosi. A titolo di esempio – fra i tanti che si potrebbero qui illustrare – molti genitori si chiedono infatti come mai questi bambini/ragazzi vengono raggruppati e spostati senza tener conto, per esempio, delle loro caratteristiche psicofisiche, delle loro capacità e dei loro bisogni specifici così come quelli delle loro famiglie, oppure del fatto che certe decisioni si prendano senza che vengano sentite le famiglie e/o si possano offrire soluzioni alternative. Oppure, ancora, per quanto riguarda la tematica centrale dell’inclusione dei bambini con bisogni speciali, ci si pone la questione a sapere se i docenti della scuola regolare siano adeguatamente formati riguardo la disabilità. Altri aspetti critici riguardano poi certe scelte inerenti gli interventi specifici, le verifiche, il monitoraggio, e altro ancora. In considerazione di questo stato di stallo della presa a carico di questi bambini/ragazzi, del loro disagio e di quello delle loro famiglie è ora lecito e urgente porsi degli interrogativi, assumendo un atteggiamento autocritico, di apertura e disponibilità al dialogo, alfine di far emergere un quadro chiaro dell’insoddisfacente situazione in essere e delle possibili soluzioni praticabili per smuovere e districare una realtà per molti versi e da molte parti ritenuta perlomeno insoddisfacente.

In considerazione di ciò siamo pertanto a chiedere a questo Consiglio di Stato di voler rispondere alle seguenti domande:

  1. 1. Quanti classi di scuola speciale esistono in Ticino e dove? Con quali criteri sono state formate le classi? Quante invece – e quali – le classi che sono state soppresse in questi ultimi anni?
  2. Quali sono le formazioni e le qualifiche richieste ai docenti? Sono previsti corsi di aggiornamento/formazione continua? Quanti i docenti coinvolti?
  3. Con quali parametri e da chi viene valutata la qualità del lavoro svolto dagli insegnanti, i risultati raggiunti dalle singole classi e, infine, nel loro insieme complessivo, il lavoro svolto in questo ambito a livello cantonale?
  4. Sono previste regolari valutazioni specifiche sullo sviluppo e sull’evoluzione soggettiva di ogni alunno? Chi esegue queste valutazioni?
  5. Quali sono le possibili alternative valide alla scuola speciale pubblica in Ticino?
  6. Quali sono le possibilità e quali sono le modalità – per le famiglie di questi giovani – di poter interagire e collaborare con i docenti e i responsabili della formazione speciale dei loro figli? Vi sono situazioni conflittuali e/o contenziosi in essere con queste famiglie? È previsto un organo di vigilanza indipendente che possa essere interpellato in casi di divergenze, conflitti, contenziosi?
  7. E’ prevista una collaborazione con operatori privati attivi sul territorio e, in particolare, psicologi, psicoterapeuti e pedopsichiatri interessati e coinvolti in queste problematiche? Nel caso di risposta negativa, per quali ragioni e come è stato risolto questo aspetto riguardante la collaborazione specialistica di prossimità?
  8. Quali sono i medici (pediatri, neurologi, psichiatri) ai quali il Cantone fa capo per quanto riguarda le impostazioni metodologiche e la supervisione operativa inerente tutte le questioni più propriamente medico-specialistiche che interessano o che possono interessare questi alunni? Per quanto riguarda poi certe controverse terapie in uso, come la somministrazione di Ritalin (e farmaci apparentati a questo psicostimolante), qual è la posizione assunta dal Cantone?
  9. Come è stato risolto il problema del tragitto casa-scuola, in particolare per quegli allievi che risiedono discosti dai centri urbani e, più in particolare, per quegli allievi che risiedono nelle valli?
  10. In vista dell’entrata in vigore di Harmos le nostre scuole speciali sono pronte? Quali le misure che sono state in tal senso pianificate? Sono stati contemplati in tal senso le scuole speciali per l’infanzia?
  11. Qual sono stati negli ultimi 10 anni l’evoluzione dei costi della Scuola speciale in Ticino?

Per il Gruppo UDC
Orlando Del Don