La Svizzera può fare a meno di Eveline Widmer-Schlumpf

Mentre la presidente della Confederazione, Simonetta Sommaruga, si esibiva in effusioni con Jean Claude Junker, presidente di un’entità votata da pochi e amata da nessuno, il consigliere federale Eveline Widmer Schlumpf aveva già in tasca la soluzione per conciliare il risultato del 9 febbraio 2014 con la libera circolazione e la volontà dell’Ue.

Ricalcando le orme di esimi colleghi europoidi, già esperti in simili operazioni, dopo un anno di discussioni, dibattiti, polemiche, esercizi verbali e ginnici (nel senso di genuflessioni) con i partener dell’Unione europea, l’idea del secolo è dunque quella di far rivotare i cittadini.

Evidentemente, il bombardamento massmediatico che ha fatto dei Trattati bilaterali qualcosa di più sacro dell’Unto del Signore, proseguirà senza sosta fino a quando gli svizzeri, notoriamente incapaci di intendere e di volere, voteranno come la troika Ue ha deciso si debba votare.

Gli ultimi sondaggi – ovviamente non pilotati – che dimostrerebbero come gli Elvezi siano disposti a buttare nel cestino il risultato di un’iniziativa pur di salvare la libera circolazione delle persone, sembrerebbero dare ragione alla signora Widmer Schlumpf. Ci si dimentica che gli svizzeri, però, vogliono anche che il loro Paese possa controllare l’immigrazione.

Ma l’UDC non crede a questi sondaggi. Non crede alla ministra delle Finanze. Non crede a un modo di fare politica semplicemente scandaloso, poiché basato sul terrorismo psicologico, sull’inganno eretto a sistema di governo, sul ricatto diventato virtù.

La Svizzera può fare a meno della libera circolazione delle persone. E, soprattutto, può fare a meno di una donna che va in giro per il mondo ad esporre opinioni personali che coinvolgono – anche se la diretta interessata ha giurato il contrario – il governo elvetico in corpore. Governo che, lo ricordiamo, è alle dipendenze dei cittadini. E a loro deve rendere conto.

UDC Ticino