Maggioritario: sulla via di Damasco

Nell’edizione odierna del domenicale “Il Caffè” il presidente del PPD Giovanni Jelmini, il presidente del PLRT Rocco Cattaneo e il Consigliere di Stato Paolo Beltraminelli sostengono spada tratta l’introduzione del sistema maggioritario per l’elezione del Consiglio di Stato. Jelmini si spinge fino a dichiarare che “Il proporzionale è giunto al capolinea”.

In calce le dichiarazioni:

Il proporzionale? “È giunto al capolinea”, sostiene il presidente del Ppd, Giovanni Jelmini. Da qui l’ipotesi, lanciata dal presidente del Ppd al congresso del suo partito, di valutare un sistema maggioritario, un’idea che sfonda porte aperte in casa Plr. “Sarà materia per la prossima legislatura” ha commentato possibilista il presidente del Plr, Rocco Cattaneo. Una tempistica condivisa e messa ulteriormente a fuoco da Jelmini: “Ma se ne dovrà parlare all’inizio del quadriennio”. Perché non sarebbe un cantiere breve. Sul tema ha detto la sua anche l’ex ministro Marina Masoni scrivendo sulla Nzz am Sonntag che molto dipenderà dall’esito delle elezioni e da come lavorerà il futuro esecutivo.
Di certo il passato recente non spinge all’ottimismo. “In questi quattro anni – nota Jelmini – è stato molto difficile realizzare progetti politici”. Le ragioni sarebbero tre: “Innanzitutto l’eccessiva frammentazione del parlamento, che ha costretto i partiti a trovare delle alleanze ampie”. Troppo ampie, sottolinea Jelmini, secondo cui questo porta spesso allo scambio incrociato di sostegni. È la politica consociativa del “do ut des” in cui si sarebbe impantanata la “road map” del fare. Vi è poi, ed è la seconda ragione, “l’eterogeneità del governo che non ha sicuramente aiutato”.
Ma, a dare il colpo di grazia a un proporzionale ormai sofferente s’è aggiunto, spiega Jelmini, “un fatto nuovo, la perdità del senso di collegialità all’interno del Consiglio di Stato”. Il riferimento è chiaramente alle recenti fuoriuscite di notizie che hanno avvelenato i rapporti tra i ministri. Aprile potrebbe tuttavia scodellare un piatto ancora più indigesto, lo “spezzatino” totale, la nuclearizzazione dei ministri, ognuno di un colore diverso. L’ipotesi fa rabbrividire Jelmini: “Un governo frammentato all’estremo, ossia con cinque partiti rappresentati, paralizzerebbe sicuramente l’attività dello Stato per il prossimo quadriennio”. Chi invece ha voluto la bicicletta governativa si adatta. Nessun riferimento a Cattaneo, bensì al consigliere di Stato Paolo Beltraminelli, che non si lamenta troppo del mezzo su cui pedala: “È giusto parlarne, ma non credo che chi si trova al governo debba recriminare sul sistema elettorale. Io sono come l’acqua, mi adatto sempre al recipiente” afferma il ministro, abituato sin da quando era municipale a Lugano ad essere l’ago della bilancia. Ciò premesso, anche Beltraminelli ritiene che i tempi siano maturi: “Sempre più la nostra popolazione desidera votare le persone, il consigliere di Stato deve saper governare per tutti anche se proposto da un partito. Ora il sistema è un ibrido: proporzionale con le liste, maggioritario senza intestazione, modalità di voto questa sempre più scelta. È saggio e opportuno ipotizzare e discutere su di un possibile cambiamento di sistema che delegherebbe ai partiti le proposte, compito strategico fondamentale, e alla gente le scelte. Siamo rimasti l’unico cantone con il proporzionale per il Consiglio di Stato, non è un caso. Sono contrario invece al maggioritario per il Gran consiglio, le dinamiche sono totalmente diverse”. In casa Plr il cambiamento piace. Per la candidata al governo Natalia Ferrara Micocci un sistema maggioritario potrebbe permettere di tornare alla governabilità: “Favorendo aggregazioni stabili e responsabilità chiare. In questo senso, l’idea va nella direzione giusta. C’è però un punto interrogativo”. Secondo Micocci, non basta formare maggioranze per consolidare progetti o identità politiche: “Un rischio, tra gli altri, è che all’interno dello schieramento che avrebbe la maggioranza, si ricrei la logica proporzionale. Insomma, nessun sistema elettorale può da solo cambiare la politica, ma quello proporzionale attuale non aiuta di certo a farlo”.
Un esecutivo eletto col maggioritario? È scettico il presidente del Ps Saverio Lurati: “Non cambierebbe niente perché in questa legislatura le decisioni prese a maggioranza dal governo sono state al massimo 3 o 4. Il vero problema sta nella frammentazione del parlamento. Abbandonare lì il proporzionale? In Ticino non sarebbe proponibile, ma si può discutere sulle soglie di sbarramento. In realtà se vogliamo governare questo cantone è indispensabile che le forze politiche serie non continuino a scimmiottare la Lega e altri che la imitano”.

Il 25 marzo 2010, l’UDC aveva inoltrato due iniziative parlamentari generiche dal titolo “I fatti sono testardi e parlano in favore del maggioritario in Ticino”, una per l’elezione del Consiglio di Stato e una per il Gran Consiglio. Entrambe sono state discusse e bocciate il 12 marzo 2014 dal parlamento ticinese. Curioso osservare che i rapporti contrari alle iniziative portano la firma dei rappresentanti PPD, di una parte dei PLRT e, naturalmente, dei socialisti e dei leghisti.

In sintesi le conclusioni del rapporto:

“Richiamati gli argomenti sopra esposti e a complemento di quelli di cui al rapporto di maggioranza n. 5750 R1 dell’11 maggio 2007 sull’iniziativa parlamentare del 31 maggio 3 1999 di Tullio Righinetti e cofirmatari, la maggioranza della Commissione invita quindi il Gran Consiglio a respingere l’iniziativa parlamentare 19 aprile 2010 presentata nella forma generica da Marco Chiesa e cofirmatari per l’introduzione nella Costituzione cantonale del principio del sistema maggioritario per le elezioni del Consiglio di Stato.
Per la maggioranza della Commissione speciale Costituzione e diritti politici
Fabio Bacchetta-Cattori, relatore 
Agustoni – Caimi – Cavalli – Martinelli Peter – Ortelli – Pagnamenta – Pedrazzini – Quadranti – Ramsauer”

Queste conclusioni, identiche per quanto atteneva all’elezione del Consiglio di Stato e del Gran Consiglio, rispondevano alla seguenti iniziative parlamentari generiche:

“La presente iniziativa parlamentare generica intende proporre l’introduzione nella nostra Costituzione cantonale del principio del sistema maggioritario per le elezioni del Consiglio di Stato/ del Gran Consiglio. Questo atto parlamentare riprende le mosse di un’iniziativa parlamentare elaborata presentata il 31 maggio 1999 da Tullio Righinetti e cofirmatari, respinta in votazione da questo legislativo il 5 giugno 2007. Da quella data molti accadimenti si sono susseguiti nel nostro Cantone e i recenti fatti politici dimostrano come al di là delle mere regole elettorali nell’arena politica ticinese si sia già affermato un chiaro dualismo. A questo proposito riportiamo uno stralcio dell’articolo firmato Giovanni Galli in data 10 marzo 2010: “La costituzione del movimento trasversale «Incontro democratico» e la reazione di segno opposto che essa ha scatenato nel PLRT («se voi guardate a sinistra noi guarderemo a destra»), sono state l’ennesima stoccata (al sistema proporzionale.) L’una e l’altra infatti, sono figlie di una dinamica maggioritaria che agisce da tempo in profondità e che si scontra con la logica proporzionalista.” La storia politica recente del nostro Cantone, come d’altronde ben messo in evidenza nello stesso testo sopraccitato, è stata costellata da posizioni trancianti e inconciliabili per esempio a livello di politica fiscale, contenimento della spesa pubblica e più in generale di politica economica. La disaffezione rispetto alla cosa pubblica, l’ampio utilizzo della scheda senza intestazione e il ricorso sempre più frequente da parte degli elettori del panachage, ossia del primato della persona rispetto al partito, non possono inoltre passare inosservati in questo parlamento. Nello spirito degli iniziativisti, la concretizzazione di detto principio, e dunque il sistema più opportuno, dovrà poi essere esaminato in una fase successiva all’approvazione di questo atto parlamentare.
Con ogni ossequio,
Marco Chiesa, Eros Mellini, Gabriele Pinoja, Pierre Rusconi”

A distanza di poco meno di un anno da quella bocciatura, grazie allo sprono del PPD, all’auspicata compattezza del PLRT, al sostegno dei Verdi, che già a suo tempo avevano sottoscritto il rapporto del collega Mellini a favore dell’iniziativa concernente il consiglio di Stato, si aprono nuovi interessanti scenari per il maggioritario in Ticino. L’unico Cantone ad essere rimasto, come tutti sanno, ancorato al sistema d’elezione proporzionale. Da sottolineare in questo atto parlamentare anche l’interessante e onesto ”outing” dell’ex ministro Luigi Pedrazzini, sempre sul Caffè del 21 dicembre 2014. Pedrazzini si esprimeva in questi termini:

“Ho seguito il travagliato “parto” del preventivo 2015 e il lungo dibattito parlamentare che lo ha caratterizzato. Quanto successo, nei modi e nei contenuti, mi sembra tutto sommato abbastanza coerente con il cammino che ha seguito la politica cantonale durante tutta la legislatura. Per chi ha calcato le scene della politica cantonale per molti anni, è forte la tentazione di dare un giudizio negativo, per concludere dicendo: ai miei tempi la politica era un’altra cosa. E forse lo era veramente, ma con i giudizi non si fanno grandi passi avanti, così come non avrebbe gran senso spendere parole per dire che le cose andavano meglio una volta.Chi c’è dentro, in questa politica, finirebbe comunque per dare la colpa a chi lo ha preceduto e ci ritroveremmo così ai piedi della scala. Anche perché, in realtà, il principale cambiamento intervenuto rispetto “ai bei tempi andati”, non è la vera o presunta perdita di qualità, di competenza e di serietà di chi fa politica, bensì la frammentazione del mondo politico e la scomparsa di partiti con numeri sufficientemente grandi per assumere una leadership non contestata. Quanto accaduto con il preventivo 2015 mi sembra molto emblematico di questa situazione. Alla fine è passato grazie all’astensione dei deputati del partito che ha la maggioranza dei seggi in governo. Liberali e popolari democratici (che in altri tempi non poi così lontani detenevano assieme una settantina di seggi su novanta (!), sono andati in rete solo perché il gruppo della Lega ha tolto difensori e portiere. Questa volta è andata, ma la prossima? E fino a quando l’esito dell’atto principe della funzione parlamentare – il voto sul preventivo – può essere lasciato in balia dei tatticismi dell’ultima ora? Penso che anche il Ticino debba riflettere seriamente sull’introduzione del sistema maggioritario almeno per l’elezione del Consiglio di Stato. Ormai, dopo il cambiamento di Zugo, è rimasto l’ultimo cantone svizzero che elegge il governo con il “proporzionale” (oltretutto reso spurio dall’introduzione della scheda senza partito). Certo, il sistema di voto non risolve tutti i problemi, non è la cosiddetta panacea per curare i mali della politica. Mi sembra però che abbia il pregio di imporre ai partiti la ricerca di alleanze prima delle elezioni, perché ben difficilmente sarebbero altrimenti in grado di eleggere i loro rappresentanti, visti i numeri che hanno le attuali forze in campo. Sarebbe un primo passo importante per dare all’azione del governo un respiro politico quadriennale e per impostare un confronto con il parlamento un po’ più strategico e un po’ meno casuale. Ps. Chi non fosse d’accordo con questa mia provocazione e volesse tacciarmi di incoerenza, non perda tempo negli archivi. Confesso candidamente d’essere stato difensore del proporzionale. Erano altri tempi e molto differenti erano i rapporti di forza fra i partiti. La dura lezione che arriva dal travagliato voto sul preventivo, insegna che serve un rimedio alla frammentazione attuale della politica

Concludiamo, per onore di cronaca con la breve disamina a questo proposito di Andrea Pilotti, ricercatore alla facoltà di scienze politiche di Losanna:

“In Svizzera governi e parlamenti cantonali seguono una tendenza molto chiara. Per i legislativi domina incontrastato il proporzionale (tranne che nei Grigioni), per i Consigli di Stato il maggioritario. Per i governi ovunque vige il maggioritario. Tranne che in Ticino, dove domina ancora il proporzionale. “L’ultimo ad abbandonarlo è stato Zugo, con le elezioni cantonali dell’anno scorso – spiega al Caffè Andrea Pilotti, ricercatore alla facoltà di scienze politiche di Losanna -. In Ticino il proporzionale fu imposto nell’Ottocento dal Consiglio federale, che voleva porre fine alla furiosa litigiosità tra i partiti. Dopo più di 100 anni il problema esiste sempre, anche se con risvolti molto meno drammatici. I ticinesi hanno delle difficoltà a governare insieme”. Il maggioritario potrebbe aiutare dunque a far trovare quella concordia che un governo formato da quattro partiti difficilmente può trovare. “Non ne ho le prove – continua Pilotti -, ma quel che è sicuro è che un sistema come quello in vigore per gli Stati, con un’elezione maggioritaria a doppio scrutinio, impone ai partiti una certa attenzione alla scelta dei candidati, che dovranno andare a cercare consensi anche al di fuori del proprio elettorato”.

In conclusione, alla luce dei nuovi, seri attestati di stima rispetto al sistema d’elezione maggioritario, a mezzo di questo atto parlamentare promosso da UDC e AL, si intende riproporre l’introduzione del sistema d’elezione maggioritario per il Consiglio di Stato. La stessa riflessione dovrebbe essere svolta per quanto attiene al sistema d’elezione del Gran Consiglio. I firmatari consigliano infine, come nell’atto precedente, di votare in primo luogo l’adozione del principio, e in seconda battuta, il tipo di sistema maggioritario da implementare nel nostro Cantone.

Marco Chiesa, Sergio Morisoli, Gabriele Pinoja, Orlando Del Don, Lara Filippini, Eros Mellini