Votazioni del 14 giugno: dall’ UDC Ticino sei NO

Il comitato cantonale dell’Unione Democratica di Centro Ticino, nel corso della riunione che ha avuto luogo ieri sera, 12 maggio 2015, a Rivera, ha deciso di raccomandare sei NO:

NO all’iniziativa sulla diagnosi pre-impianto;

NO a quella sulle borse di studio;

NO all’iniziativa “Tassare le eredità milionarie per finanziare l’AVS”;

NO a quella sulla revisione della legge federale sulla radiotelevisione;

NO all’aumento dell’imposta di circolazione;

NO all’iniziativa “Salviamo il lavoro in Ticino”.

Il NO all’iniziativa sulla diagnosi pre-impianto è un NO motivato dal fatto che la legge non mira affatto a sconfiggere malattie genetiche gravi e trasmissibili, bensì a eliminare coloro che ne sono portatori, ovvero gli embrioni di esseri umani.

NO anche all’iniziativa sulle borse di studio, che l’UDC ritiene un attacco al sistema svizzero di formazione, all’autonomia dei cantoni, nonché un’ulteriore fuga in avanti verso lo sviluppo di una mentalità assistenzialistica, sempre più diffusa.

NO all’iniziativa “Tassare le eredità milionarie per finanziare l’AVS” poiché concepita non per creare maggior uguaglianza fiscale, ma unicamente per punire chi, invece di spendere e spandere, risparmia e costruisce sani patrimoni, peraltro già gravati da numerose tasse.

L’UDC ritiene debba essere bocciata anche la nuova legge sulla radiotelevisione, che non garantisce affatto una diminuzione del prezzo del canone, come i fautori sostengono, bensì esattamente il suo contrario. Dà infatti mano libera al Consiglio federale di procedere a imprecisati aumenti, senza coinvolgere Parlamento e cittadini.NO anche all’iniziativa che vuole aumentare la tassa di circolazione per finanziare l’acquisto di auto ecologiche. Nessuna forma di ostilità nei confronti di una vera politica ambientale, ma, piuttosto, ostracismo nei confronti di una politica concepita in base al principio tassa e spendi.

NO, infine, all’iniziativa “Salviamo il lavoro in Ticino”, che illude i cittadini facendo credere loro sia possibile fermare dumping salariale e degenerazione del mercato del lavoro con regole rigide e controproducenti per l’economia, da parte dello Stato