Fuori dal vicolo cieco, ma dentro il baratro

Chi vorrebbe far uscire la Svizzera da un vicolo cieco per farla precipitare in un baratro da cui non tornerà più indietro ce l’ha dunque fatta.

Supportati da plurimilionari che vivono negli USA e pagliacci ipersovvenzionati dallo Stato, ammiratori della STASI e pseudointellettuali, quelli di RASA ci faranno rivotare sui contenuti dell’iniziativa del 9 febbraio 2014.

Oltre ad avere un sensibilità democratica tutta loro, un rispetto della volontà popolare pari a quello che aveva Stalin e una capacità di vedere il futuro degna di una fattucchiera, i sostenitori della democrazia un tanto al chilo non si sono accorti che, in tutta Europa, il problema legato all’immigrazione ha assunto contorni drammatici. Tanto che nelle stesse ore in cui facevano udire i loro squilli di trombone, i sondaggi pre elettorali davano i Democratici di Svezia al 25,3%. Primo partito, proprio a causa del problema dell’immigrazione.

Non contenti che, dopo un anno e mezzo dal voto, l’iniziativa UDC sia ancora carta straccia, e non soddisfatti per l’attendismo, le genuflessioni e le giugulatorie del governo elvetico nei confronti dell’Unione europea, gli auroturbo di RASA hanno pensato bene di piazzare la loro brilante iniziativa per dare una mano al neo capo negoziatore con l’Ue, Jacques De Watteville.

Indebolita ulteriormente la posizione della Svizzera nelle trattative con Bruxelles (in altri tempi si sarebbe parlato di alto tradimento), quelli di RASA si illudono che il terrorismo psicologico sortirà gli effertti sperati. E che i cittadini ammetteranno di essersi sbagliati.

Noi siamo convinti che avverrà il contrario, perché gli svizzeri, nel corso della storia, hanno dimostrato di non amare né i prepotenti, né gli imbroglioni. Ma quel che è chiaro è che, visti gli sporchi giochi in atto, mettere subito al voto l’iniziativa ticinese “Prima i nostri” sia una questione di sopravvivenza.

UDC Ticino