La potenziale forza svizzera

In questo marasma spaventoso, dove ogni Paese dell’Ue cerca di tirare a proprio vantaggio una coperta sempre più corta e sfilacciata, la Svizzera si profila come un’eccezione. Un Paese in cui i cittadini non solo lavorano sodo, ma lo fanno con spirito civico e responsabilità nei confronti degli altri e dello Stato. Un terreno fertile per l’economia che, infatti, si trova in una situazione decisamente migliore che in molte altre realtà d’Europa. 

Le relazioni tra noi e l’Ue sono problematiche, ma tutti sanno che la Svizzera esporta gran parte dei propri prodotti negli Stati europei, e che la Confederazione elvetica rappresenta un mercato non secondario per l’Unione. Anzi, diciamola tutta. Saremo anche un pulviscolo nel cuore d’Europa, avremo anche solo otto milioni di abitanti, ma, visto il periodo di crisi che sta investendo il vecchio Continente dal 2008, il nostro potere contrattuale è potenzialmente aumentato. Non è un dettaglio da sottovalutare nelle trattative che ci vedono protagonisti al tavolo con i funzionari e i ministri di Bruxelles.

Nonostante questo, e nonostante la straordinaria pozione geografica, dunque geopolitica e strategica del nostro Paese, usciamo quasi sempre con le ossa rotte.
Non sarebbe ora di porsi qualche domanda sul perché?
In primo luogo sui reali obiettivi del Consiglio federale? Va infatti ricordato che la domanda di adesione all’Ue da parte della Confederazione elvetica, nonostante tutto ciò che è successo in questi anni, non è ancora stata ritirata.

Com’è possibile che la capacità di mediare e di contrattare, un tempo un fiore all’occhiello della diplomazia svizzera, siano diventate addirittura imbarazzanti? E com’è possibile che, non di rado, un Consigliere federale esprima una posizione e un suo collega un’altra, agli antipodi?

Non si tratta di speculazioni, ma di episodi reali, fotografati nelle pagine della cronaca politica. O ci siamo dimenticati tutti del giorno in cui, mentre Simonetta Sommaruga, a Bruxelles, cercava di intavolare una discussione con il presidente della commissione europea, Jean Claude Junker sul voto del 9 febbraio, il ministro delle finanze, Eveline Widmer Schlumpf, dall’altra parte del globo, dichiarava che il voto sull’iniziativa UDC contro l’immigrazione di massa era stato un errore?
Va da sé che, in queste condizioni, la credibilità di un Governo crolli miseramente e renda il Paese debole ed in balia non solo degli eventi, ma della volontà degli altri.

Ci sono due scuole di pensiero che cercano di spiegare atteggiamenti apparentemente incomprensibili: da un lato chi ritiene che i comportamenti improntati alla sottomissione siano dettati unicamente dall’obiettivo di consolidare interessi personali e di casta, ovvero la conquista di prestigiose posizioni a Bruxelles in caso di adesione della Svizzera all’Ue. Dall’altro, chi è convinto che la strada europea sia realmente l’unica percorribile in questo contesto storico.

Il problema, qualunque sia l’interpretazione esatta, è che con l’Ue i rapporti vanno non solo riequilibrati, ma cambiati in modo radicale. E il solo modo per poterlo fare è votare chi intende rappresentare la volontà della stragrande maggioranza dei cittadini svizzeri.
Piero Marchesi, vice presidente UDC Ticino e candidato al Consiglio Nazionale