Marchio etico, secondo atto

Dal dibattito parlamentare è chiaramente scaturito che i due relatori dei rapporti concernenti le proposte di creazione di un marchio etico per le aziende attente al nostro mercato del lavoro concordavano sulla necessità di introdurre un segnale rivolto al cittadino ticinese che gli permettesse di orientarsi, se lo desidera, su aziende che si impegnano nella tutela dell’impiego indigeno e delle condizioni di lavoro. Ciò su cui si divergeva era in buona sostanza a chi attribuire la competenza per la sua realizzazione. La maggioranza propendeva per l’economia, la minoranza per il Cantone. Da notare inoltre che tutto il parlamento non ha mai mostrato dubbi sull’opportunità di creare questo segnale e di concretizzare la proposta. Mercoledì 25 marzo 2015, il Parlamento ha sancito il sostegno al principio che muoveva questa iniziativa, promossa con due atti parlamentari paralleli, uno del 23 settembre 2013 presentato da Henrik Bang e cofirmatari per il gruppo PS “Il marchio Azienda locale” e uno del 17 febbraio 2014 presentato da Marco Chiesa e cofirmatari per il gruppo UDC “Un marchio etico per le ditte attente al nostro mercato del lavoro”. In tale data ha approvato il rapporto del collega Daniele Caverzasio che recita nelle sue conclusioni:

4. RUOLO ATTIVO DEL CANTONE

Il Cantone, segnatamente per il tramite dell’Ufficio di statistica, resterà a disposizione in caso di necessità nella raccolta o nell’elaborazione di dati e soprattutto si farà parte attiva affinché la proposta si concretizzi al più presto. Oltre a questo il Cantone dovrà svolgere un ruolo proattivo nella concessione del patrocinio per la promozione del “label” dopo chiaramente le usuali verifiche atte a certificare la consistenza e la qualità dell’iniziativa.

5. CONCLUSIONI

I sottoscritti firmatari invitano il Gran Consiglio a respingere nella sostanza le due mozioni, accogliendone però il principio, chiedendo alle associazioni economiche esplicitamente di attivarsi per la creazione del marchio “azienda locale” o “azienda etica”, garantendo e verificando periodicamente l’adempimento di chiare condizioni per l’ottenimento e il mantenimento del marchio stesso, nonché al Consiglio di Stato di farsi parte attiva per concretizzare al più presto la proposta, patrocinando l’iniziativa.

Alla luce del rapido deteriorarsi delle condizioni del mercato del lavoro, in particolare nel settore terziario e nell’artigianato con l’arrivo sempre più pressante dei cosiddetti padroncini, considerando l’aumento incontrollato del personale frontaliero attivo nelle nostre realtà economiche, non è più possibile tergiversare. Le perplessità sottolineate dalle associazioni economiche di riferimento in merito al marchio etico, espresse in modo onesto, chiaro e inequivocabile anche in sede di audizione commissionale, non possono tuttavia lasciarci dormire sonni tranquilli. Il pericolo reale è che questa iniziativa finisca nel cassetto per anni e che il principio sebbene unanimemente sostenuto non sia realizzato. D’altro canto, bisogna pur sottolinearlo, abbiamo appreso con piacere che l’Associazione ImprendiTi, già nel mese di marzo, a mezzo di un chiaro comunicato stampa, ha dato la sua disponibilità a collaborare fattivamente alla creazione di questo marchio. La presente mozione funge dunque da paracadute nel caso ci fosse l’intenzione di nicchiare e far melina. I sottoscritti firmatari chiedono dunque che il Cantone, come promotore, si doti di un marchio etico per le aziende attente lavoro indigeno nello stesso spirito delle due iniziative precedentemente citate. Se nel corso del periodo atto alla trattazione di questo atto parlamentare il marchio si concretizzasse nei termini e nei modi approvati dal parlamento, che quantifichiamo in circa un anno, la mozione sarà ritirata con soddisfazione da parte dei firmatari.

Marco Chiesa, Granconsigliere UDC/La Destra
Henrik Bang PS, Daniele Caverzasio Lega