Battista Ghiggia in Consiglio degli Stati

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Non voglio polemizzare con sondaggi e sondaggisti, ma sappiamo tutti che statistiche ed esperti, in prossimità delle elezioni, hanno collezionato una lunga serie di débâcle, anche nel nostro Paese. Insomma, le previsioni che, in questi giorni, ci danno Lombardi e Abate già in sella, lasciano il tempo che trovano. 

Nessuno, all’interno di UDC e Lega, s’illude di avere la vittoria in tasca. Anzi. Ma il seggio agli Stati, per Battista Ghiggia, è tutt’altro che una chimera.
Non mettiamo in discussione le capacità e la buona fede degli avversari che, in questa contesa elettorale, indossano la casacca di PPD e PLR. Ma, il 18 ottobre, i ticinesi si troveranno di fronte a un fatto lapalissiano, ed è proprio questa la molla che dovrebbe far cambiare scenari ed equilibri dati per scontati dagli esperti di statistica: Filippo Lombardi e Fabio Abate non rappresentano affatto, se non in piccola parte, chi dicono di rappresentare. Ovvero, i ticinesi. E l’iniziativa contro l’immigrazione di massa è tutta lì a dimostrarlo.
La prossima legislatura non sarà come tutte le altre. La posta in gioco sarà l’essenza stessa della Svizzera come la conosciamo oggi. Nei prossimi quattro anni si deciderà se a guidare il proprio destino saranno gli svizzeri o, al contrario, entità estere, declinate nelle più disparate forme.
È riflettendo su questo punto che scaturisce una riflessione che vorrei condividere con tutti i ticinesi. Anche – anzi, soprattutto – con quelli che non hanno mai votato né UDC, né Lega: che senso ha mandare a Berna rappresentanti coi quali molti sono in sintonia solo su temi secondari o per legami di famiglia e tradizione politica, quando non rappresentano in alcun modo il Ticino, ogni volta che abbiamo a che fare con temi di portata gigantesca, come i rapporti con l’Unione europea, la gestione dell’immigrazione, il controllo dei confini e la tutela degli interessi nazionali?
Che senso ha votare un politico su cui si è magari d’accordo con l’apertura domenicale dei negozi, la riforma del sistema pensionistico o la gestione della cosa pubblica, quando si è lontani anni luce su temi in grado di cambiare equilibri e assetti sociali come il numero di immigrati?
Basterebbe questa riflessione per trarre l’unica conclusione che è possibile trarre: va premiato chi sta dimostrando di non voler chinare la testa davanti ai diktat dell’Ue, le sceneggiate di Bruxelles o le minacce di Washington. Ovvero, Battista Ghiggia.

Gabriele Pinoja, Presidente Cantonale UDC