Gli interessi nazionali, la tutela e la difesa del nostro Paese nell’ora del bisogno! L’UDC da sempre in prima fila

La politica è una cosa seria, ma in campagna elettorale mancano del tutto gli aspetti ludici che, forse alleggerirebbero, senza scadere nella banalità, temi importanti, sui quali si fa spesso confusione. Sarebbe perciò interessante chiedere agli elettori di creare una sorta di “gioco delle convergenze”, tracciando una linea – quella degli interessi nazionali – sulla quale elencare le posizioni di liberali, popolari democratici e socialisti, su temi fondamentali. Forse, qualcuno si sorprenderebbe nel costatare che tutte le volte che i cosiddetti “partiti borghesi” (eccezion fatta per l’UDC) e la Sinistra si sono espressi su temi vitali per la sopravvivenza della Svizzera come la conosciamo oggi – ovvero immigrazione e rapporti con l’Unione europea – si sono trovati dalla stessa parte della barricata. Sempre. Per motivi differenti, certo, ma il risultato però non cambia. 

Del resto, è la cronaca politica a venirci in aiuto: è dai tempi delle iniziative Schwarzenbach (anni Settanta) che liberali, popolari democratici e socialisti combattono compatti per non limitare in alcun modo l’immigrazione che cavalcano, da sempre, come serbatoio per raccattare consensi, chi in nome del libero mercato, chi dell’accoglienza, chi dell’unione dei lavoratori di tutto il mondo. E lo stesso, identico, atteggiamento, è stato palesato in occasione dell’iniziativa del 9 febbraio. Qualcuno pensa possano essere solo coincidenze?
Che i socialisti premano per l’adesione del nostro Paese all’Ue e gli altri si chiamino, ma solo con sfumature e accenti diversi, fuori, questo non cambia di una virgola la sostanza: il cuore di qualcuno batte più per Bruxelles, che in favore di Berna. O ci siamo dimenticati che è stato un liberale, Jean Pascal Delamuraz, ad essersi battuto anima e corpo a favore dell’adesione della Svizzera allo Spazio economico europeo (l’anticamera dell’adesione), ed è stato lui a definire “un giorno nero per la Svizzera” quello in cui i cittadini votarono a favore dell’indipendenza del nostro Paese? E fu sempre lui, liberale a tutto tondo, a paventare insieme a socialisti e democratico cristiani, scenari apocalittici per il nostro futuro a causa del no dei cittadini all’abbraccio mortale targato UE!
Sappiamo tutti com’è andata a finire.
Il gioco cui accennavo all’inizio, mostrerebbe quindi agli elettori che, a livello federale, solo un partito ha perseguito e persegue senza ambiguità una linea apertamente e fieramente antieuropeista, ed è da sempre fautore del controllo delle frontiere e di una limitazione dell’immigrazione. Ed è l’Unione Democratica di Centro (UDC). Nessun’altro.
Certo, ci sono molti temi importanti su cui confrontarsi: la fiscalità, le assicurazioni sociali, il lavoro, l’ambiente, l’energia. Sui quali e per i quali ci si può confrontare e, se necessario, scontrare anche fino allo sfinimento, in seconda battuta. Ma non c’è benessere, non c’è attenzione verso i più deboli, non c’è lotta alla disoccupazione, non c’è sicurezza, né battaglia contro traffico e inquinamento senza sovranità e indipendenza.
Il 18 ottobre, la Svizzera si giocherà il futuro. Sic et sempliciter. Non saranno elezioni come le altre. L’Ue è decisa a piegarci. Non ne fa mistero. Fa semplicemente il suo, sporco, lavoro. Ma noi svizzeri abbiamo gli strumenti – che in altri Paesi del mondo si possono solo sognare – per opporci a chi vuole ridurre un piccolo, grande Paese incastonato tra le Alpi, ad un’espressione geografica senza nessuna importanze e con leggi eurocompatibili, giudici stranieri e immigrazione senza limite alcuno. Il primo fondamentale e vitale passo per scongiurare tutto ciò è allora quello di votare UDC. Tutto il resto è contorno.

Orlando Del Don, Candidato UDC al Consiglio Nazionale