Ticino: una presenza costante dell’Esercito anche in futuro

Da qualche giorno il Consiglio Federale ha sottoposto il nuovo messaggio “Esercito 2016” alle Camere federali per la discussione e successivamente, durante l’anno, per il voto. Nel testo sono stati riportati e pianificati i prossimi quattro anni (2016-2020) dell’Esercito svizzero. Oltre al budget proposto di 18.8 miliardi di franchi per questi quattro anni, vengono rivisti al ribasso l’effettivo dei militi e quello delle Grandi Unità (con i rispettivi Comandi e Stati Maggiori) di ogni arma.

Saranno inoltre discussi i temi sugli immobili e sulle proprietà dell’Esercito e della Confederazione di tutto il territorio Nazionale.
Per chi conosce più da vicino l’ambiente militare ticinese sa, che da decenni, il comando delle Grandi Unità stazionava a Bellinzona (Ravecchia) ed in questa ubicazione abbiamo, ancora oggi, il comando della Brigata fanteria montagna 9 oltre a una filiale della Polizia militare (sede centrale nei Grigioni). Questa struttura dell’ex ospedale di Bellinzona a Ravecchia è ben vicina alle Istituzioni cantonali e si presta, con generosi spazi, anche per il lavoro di Stato Maggiore delle formazioni di milizia in servizio in Ticino.
Con l’entrata in vigore della nuova organizzazione dell’Esercito suddetto posto di comando andrà a cadere e sarà dislocato ad Altdorf, Canton Uri, per dar luce, alla futura Divisione Territoriale.
Indubbiamente vi saranno altre proprietà che si sganceranno e pertanto non potranno più esser utilizzate dal nostro Esercito in Ticino. Tale operazione genererà un vuoto fisico sul territorio in quanto sprovvisto d’infrastrutture per accogliere la truppa che svolgerà i regolari corsi di ripetizione, così come è stato il caso per le piazze di tiro.
Rischio che contraddice quanto espresso recentemente dal Consiglio Federale. Quest’ultimo ha sottolineato l’importanza strategica dei confini Sud della Svizzera, riferendosi ancora una volta al nostro Cantone e alla situazione internazionale venutasi a creare negli ultimi anni, pensando pure di poter usufruire delle truppe nel caso di bisogno, proprio in funzione della gestione dei flussi migratori laddove sarà necessario.
Oggi, più che mai, il Ticino si trova in una situazione di forte tensione inerente a questioni d’importante rilevanza quale i flussi migratori ed il continuo aumento della criminalità transfrontaliera. Tematiche percepite dalla popolazione come un’insicurezza accresciuta, sebbene dalle statistiche risultino non un evidente innalzamento numerico dei casi.
Rilevante è anche la forza e la brutalità utilizzata da questi malviventi che sembra esser peggiorata nella sua pericolosità. Molto spesso nella cronaca quotidiana vengono rivelati dettagli a dir poco sconcertanti.
Si ha l’impressione che la popolazione ha una percezione sempre più marcata d’insicurezza sia fisica che sulle proprietà private e pubbliche.
Vi sono stati pure dei politici locali in passato che hanno chiesto l’intervento delle Autorità superiori per aver maggior assistenza dalle forze di sicurezza, evocando in alcuni casi, anche l’Esercito a protezione delle loro zone geografiche. Ma questo risulterebbe irrealizzabile se venissero a mancare le infrastrutture per accogliere la truppa e così non poter rispondere alle paure della popolazione, mostrando un deterrente in più quale l’Esercito. Quest’ultimo ovviamente a supporto delle forze di sicurezza già presenti sul terreno (Polizie, Guardie di confine). Il concetto vale ovviamente anche per il sostegno alle Autorità civili nel caso di catastrofi naturali e nella protezione delle opere sensibili sparse qua e là in Ticino.
Non tutto però va interpretato negativamente poiché sappiamo che l’Esercito rappresenta in Svizzera un prezioso strumento di coesione nazionale. Questa unione vive tra le Forze Armate, in quanto raduna militi da ogni regione del paese, lingua, religione, educazione, formazione e classe sociale.
Sappiamo tutti che dove vi è la truppa vi è anche un operoso commercio. Basti pensare ai fornitori di vivande e materiali, dettaglianti, negozi, ristoranti-bar, alloggi, e quant’altro serva per sostenere un apparato così complesso ed efficiente. Non trascuriamo poi la possibilità che una volta finito il servizio militare qualche milite, affascinato dal nostro territorio, possa ritornare con la famiglia a trascorrere qualche giorno di vacanza in Ticino. Anche questo indubbiamente rafforza la cosiddetta “coesione nazionale”.

Tenendo in considerazione degli elementi fondamentali sopra indicati per il futuro del nostro Esercito, delle sue infrastrutture nonché del periodo storico in cui stiamo vivendo pieno d’incertezza nella politica di sicurezza, nella libera circolazione interna ed internazionale, i seguenti parlamentari chiedono al Consiglio di Stato:
A) Il Lodevole Consiglio di Stato come reputa la possibilità di richiedere agli organi federali preposti una presenza annuale regolare in Ticino di almeno una formazione (corpo di truppa a livello Battaglione) militare in corso di ripetizione?
Considerando che le infrastrutture cantonali civili, le strade e la logistica non permettano di accogliere Grandi Unità equivalenti a una brigata.
B) Quali sono le conseguenze che porterà la nuova riorganizzazione dell’Esercito 2016-2020 in Ticino, non solo dal lato della truppa o della formazione militare ma anche dal profilo delle varie infrastrutture che andranno dismesse?
C) Ritenuta la sensibilità della frontiera Sud, nonché le ambizioni per una maggiore presenza dell’Esercito in Ticino correlata alla necessità di spazi di lavoro per le truppe impiegate, perché non si ritiene importante il mantenimento dell’ultimo grande comando a sud delle Alpi?”
(come la Reg ter 1 e la Br mec 1 con sede a Morges – VD) non si ritiene che il comando di una Grande Unità a Sud delle Alpi possa anche avere un importante valore simbolico, tangibile comunque per l’italianità in seno all’Istituzione federale?

D) Che cosa ha fatto o sta facendo il Lodevole Consiglio di Stato per ottenere il comando della futura Divisione Territoriale in Ticino?

E) Vi sono rischi concreti di perdere in futuro degli Ufficiali Generali ticinesi al comando di Grandi Unità?
Oppure tra i vertici di comando dell’Esercito con queste trasformazioni e tagli all’organico?
Ringraziandovi dell’attenzione ed in attesa di un vostro pronto riscontro, porgiamo cordiali saluti.

Tiziano Galeazzi UDC, La Destra (primo firmatario) e cofirmatari