Restiamo liberi – Discorso del neo presidente UDC Albert Rösti

Dal 1291, ossia da 725 anni, la Svizzera si batte per salvaguardare la sua libertà. Nel corso di questi sette secoli, grazie alla sua democrazia diretta, essa è riuscita a dotarsi di uno dei sistemi politici più stabili del mondo. Inoltre, la popolazione svizzera vive oggi in una grande prosperità.

Cari delegati, cari ospiti, cara famiglia UDC,

Dal 1291, ossia da 725 anni, la Svizzera si batte per salvaguardare la sua libertà. Nel corso di questi sette secoli, grazie alla sua democrazia diretta, essa è riuscita a dotarsi di uno dei sistemi politici più stabili del mondo. Inoltre, la popolazione svizzera vive oggi in una grande prosperità.

Possiamo esserne fieri ma, come sempre quando le cose vanno bene, addirittura troppo bene, grandi pericoli stanno in agguato.

Questa osservazione vale per la famiglia che vive al di sopra dei propri mezzi e vizia eccessivamente i suoi figli.

Questa osservazione vale per il partito che si addormenta sui suoi allori, dimenticando di mobilitarsi e di battersi.

E questa osservazione vale ancora di più e in modo più inquietante il nostro bello e prospero paese.

– Troppe persone che rifiutano di fare il minimo sforzo sono coccolate dallo Stato: ciò va dai corsi di lingue gratuiti per i migranti fino agli studi gratuiti per tutti.

– Uomini e donne che si assumono le loro responsabilità e sono pronti a fare degli sforzi, sono messi sotto tutela da uno Stato che moltiplica le prescrizioni e gli oneri fiscali.

– La messa sotto tutela da parte dello Stato tocca oggi tutti i settori della vita. Non soltanto si impediscono numerosi progetti di costruzione utili con una giungla di prescrizioni per la protezione
dell’ambiente,
contro le emissioni,
del paesaggio,
del patrimonio di monumenti storici,
contro il rumore,
contro la luce,
dei beni culturali,
contro le irradiazioni,

ma siamo vieppiù messi sotto tutela nella vita quotidiana. Si vuole impedirci di fumare e addirittura di mangiare delle salsicce con il pretesto di proteggere la nostra salute. Se una volta i difensori dell’agricoltura indigena, che sui due terzi della sua superficie non può produrre altro che derrate animali, si irritava di fronte alle pretese dei vegetariani, ciò non è stato che l’inizio. Oggi, un uomo moderno deve sentirsi in dovere d’essere vegano e impegnarsi in politica affinché si legalizzi il consumo di coleotteri e altri insetti. Non siamo più molto lontani dal personaggio  caricaturato da Giacobbo, che si nutre solo di frutti caduti dagli alberi.

Signore e Signori, non mi interessa evidentemente ciò che mangia la gente. A ognuno la sua libertà. Con il mio grande consumo di latte, di carne e di patate – su questo punto sono uguale a Toni Brunner – non sono esattamente un modello da seguire. Però non faccio del proselitismo per la mia maniera di nutrirmi, ma nemmeno voglio che i miei pasti siano regolati da leggi e programmi di prevenzione. Perché è proprio con misure di questo genere – e ne esistono molte analoghe in altri settori – che perdiamo progressivamente la nostra libertà.

Questo sentimento di libertà lo conosco fin dall’infanzia. Lo provavo in modo particolare in uno dei miei posti favoriti, il “Kessel”, un punto panoramico nell’Ueschinental a 2000 m sopra Kandersteg. C’è una vista eccezionale sulla vallata e sulle montagne, e ogni anno, il primo d’agosto, i pastori vi celebrano la festa nazionale. Vi ho lavorato fino all’età di 25 anni con i miei genitori quale “Statterbueb”, così si chiamano da noi i giovani che aiutano nell’alpeggio. L’ammirazione per la natura fa parte di questo sentimento di libertà. Mi ricordo perfettamente di un giorno quando, disteso nell’erba, ammiravo una stupenda lobelia blu.

La fedeltà è una virtù importante.

La fedeltà alla propria famiglia, naturalmente,

la fedeltà all’UDC e

la fedeltà ai valori svizzeri che sono la libertà, l’indipendenza e la sicurezza. Sono dei valori fondamentali che la prosperità e la tendenza a occuparci di molte cose senza importanza ci fanno qualche volta dimenticare.

Ma questi valori basilari sono in pericolo oggi. Sarà il nostro compito più importante, il mandato chiaro e netto dell’UDC in passato, oggi e in futuro, evitare questi pericoli. Da ciò attingo anche la motivazione a mettermi al servizio del mio partito.
Metto quattro obiettivi al centro della nostra azione politica:

  1. La battaglia contro l’adesione all’UE: un accordo istituzionale che esige un adeguamento automatico del nostro diritto, che ci impone dei giudici stranieri e delle sanzioni se non obbediamo, equivarrebbe a un’adesione. È perciò inaccettabile. L’adeguamento al diritto alimentare dell’UE con delle “ordinanze 16 cm” è solo un piccolo esempio di ciò che attende la Svizzera in caso di adesione.
  2. L’applicazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa e un diritto d’asilo rigoroso: né la Svizzera, né l’Europa intera possono accogliere i milioni di persone che vivono in condizioni meno buone delle nostre. Le azioni delle bande criminali di passatori non sono che l’inizio. Se non blocchiamo questa evoluzione, verrà il giorno che non potremo più accogliere le persone la cui vita e integrità fisica sono realmente minacciate. Non è l’UDC a minacciare la tradizione umanitaria della Svizzera, bensì gli irresponsabili che vogliono spalancare tutte le porte della Svizzera.
  3. Una politica economica liberale con imposte, tasse e prelievi moderati: ho spiegato all’inizio del mio intervento che mi fa orrore la crescente messa sotto tutela da parte dello Stato in tutti i settori della vita. Questa politica compromette la prosperità. Noi dobbiamo anche combattere, nell’interesse della competitività internazionale dell’economia svizzera, i progetti come “Strategia energetica 2050”, un sistema di incentivi in materia climatica ed energetica, o nuove tasse CO2.
  4. Garantire la sicurezza con un esercito forte: è grazie all’ostinazione del presidente del nostro gruppo parlamentare se abbiamo ottenuto un credito annuale di 5 miliardi di franchi per l’esercito, impedendo i tentativi di smantellamento militare della sinistra. Ma ciò non è sufficiente. Dobbiamo continuare ac rafforzare l’esercito, in particolare dandogli più mezzi per combattere il terrorismo e acquistare un nuovo aereo da combattimento.

Sono felice e orgoglioso di poter dirigere un partito così formidabile. Vi ringrazio della vostra fiducia e mi rallegro di poter contare su un comitato del partito così competente. Non era scontato, ma è talmente importante per il nostro partito che Christoph Blocher e Walter Frey abbiano accettato ancora una volta di lavorare con noi. Un grande grazie. Mi rallegro anche di avere accanto Adrian Amstutz, Oskar Freysinger, Céline Amaudruz, Thomas Aeschi e Thomas Matter nel comitato. Oltre a ciò, abbiamo la fortuna di avere un’eccellente squadra di collaboratrici e collaboratori.

Direttamente collegata alle sezioni cantonali, la nuova direzione del partito avrà, secondo me, un ruolo molto importante. Con Magdalena Martullo, Nadja Pieren, Roger Köppel, Franz Grüter, Andy Glarner e Beat Arnold siamo riusciti ad assicurarci la collaborazione di responsabili altamente qualificati per i diversi settori della nostra azione politica.

Il coinvolgimento di tutte le regioni linguistiche è fondamentale a mio modo di vedere. Se lavoriamo bene, un avvicinamento delle nostre quote elettorali in Svizzera romanda e in Ticino al tasso che realizziamo in Svizzera tedesca è certamente possibile. Ecco il nostro mandato. Con i nostri due vicepresidenti siamo ben piazzati in Svizzera romanda.
Ma farò anche in modo di mantenere degli stretti legami con la sezione ticinese. Sono lieto di collaborare con il giovane e dinamico presidente Piero Marchesi, come pure con il nuovo membro della direzione del partito, il consigliere nazionale Marco Chiesa.

Mi si è spesso chiesto in passato se l’UDC cambierà politica sotto la mia conduzione. Ho sempre risposto, e lo riaffermo qui, che sono per la continuità nell’interesse del partito e del paese. Ciò che conta per me, sono i valori basilari: l’indipendenza, la libertà e la sicurezza. Spero, naturalmente, che realizzeremo più facilmente i nostri obiettivi con i nostri due eccellenti consiglieri federali Ueli Maurer e Guy Parmelin e con un gruppo parlamentare federale rafforzato, dovendo così lanciare meno iniziative e referendum. Ma se la politica lo esigerà, ci serviremo senza esitare di questi strumenti anche in futuro.

Ecco, Signore e Signori, è arrivato il momento di metterci al lavoro. Una prima prova ci attende il prossimo 5 giugno con il referendum contro la legge sull’asilo. Combattete! “In avanti, marsch!” per l’indipendenza, la libertà e la sicurezza!