Falsi permessi, quali controlli su documenti sensibili dell’Amministrazione cantonale?

L’ultima triste vicenda che vede coinvolti alcuni funzionari cantonali corrotti è particolarmente allarmante anche sul piano della sicurezza interna del nostro cantone. Nel caso specifico i permessi di dimora venivano rilasciati ad altre persone, di cui si cambiava, in alcuni casi la fotografia e si parla di almeno venti casi che sarebbero stati accertati.

Fortunatamente le nostre istituzioni hanno dimostrato di avere gli anticorpi scoprendo e denunciando colpevoli. Tuttavia qualche giorno fa, l’Agenzia di informazioni e sicurezza esterna italiana “AISE” (l’ex Sismi, il servizio segreto informativo militare) ha lanciato l’allarme su migliaia di documenti di varia natura, vedi passaporti, patenti di guida , permessi di soggiorno di vari Stati europei e non, messi in vendita sul “deep web” e che vengono acquistati anche da elementi del radicalismo islamico. Queste informazioni sono conosciute anche dai nostri servizi d’intelligence federali (SIC), i quali sensibilizzano sempre più l’opinione pubblica, mettendola in guardia sulle varie forme di criminalità internazionale e il loro agire.

Alla luce di quanto esposto, i seguenti Deputati chiediamo al Consiglio di Stato:

  • Esistono, nella gestione ordinaria, dei controlli di sicurezza preventivi, da parte dei funzionari, sui documenti da rilasciare agli utenti?
  • Se sì, quali e con quale frequenza e con quali procedure si interviene?
  • Vi sono altri uffici dell’Amministrazione Cantonale a rischio di furto di documenti sensibili ?
  • Se si, esistono dei controlli incrociati e quali sono stati quelli implementati ?
  • 2002: Progetto pilota di servizio del controllo interno al cantone (compliance) come mai non ha funzionato e come mai non è stato sviluppato o introdotto un servizio analogo ma comunque sempre utile alla sicurezza?
  • Non sarebbe il caso di rendere elettronici e quindi tracciabili elettronicamente i permessi di lavoro, dimora, patenti di varia natura e tutti i documenti ufficiali invece di erogarli nel solo formato cartaceo?
  • Quali tipi di classificazione per l’accesso da parte del personale ci sono per questo genere di documenti (in parte elencati sopra) sensibili? Nel caso non ci fossero, come vorrebbe proteggersi nell’immediato futuro il Consiglio di Stato?
  • Il Consiglio di Stato riterrebbe opportuno richiedere, con i propri rappresentanti, in seno alle società partecipate (laddove si partecipa finanziariamente con soldi pubblici) di adottare misure più severe di “controlling/compliance” e sicurezza affinché si eviti quanto successo?

In attesa di una vostra risposta,
cordialmente vi salutiamo.

  • Tiziano Galeazzi, UDC (primo firmatario)
  • Gabriele Pinoja, UDC (capogruppo)
  • Lara Filippini, UDC
  • Sergio Morisoli, AL
  • Paolo Pamini, AL