L. Filippini – Allocuzione per festeggiamenti del Natale della Patria dell’UDC Ticino

Caro Presidente,
Cari ospiti e autorità,
Care e cari amici dell’UDC,

ogni 1 agosto ci ritroviamo qui per onorare e rinnovare quel patto che i nostri avi siglarono sul praticello del Grütli nel 1291. Nei secoli che seguirono la nostra nazione si ingrandì, molti si unirono, in questo alito di libertà, di coesione e di difesa di quanto si aveva. Ogni anno rinnoviamo – almeno noi – il ricordo di questa stupenda storia, quella del popolo svizzero, un popolo fiero e combattivo che, grazie alla fiducia nelle proprie potenzialità e all’immenso coraggio di battersi fino in fondo per la difesa dei propri diritti e delle proprie tradizioni, ha fatto sì, che questa nazione si conquistasse quel posto al sole e quel rispetto che il mondo intero ci invidia.

Però – c’è sempre purtroppo un però – principi, tradizioni e sicurezza, se non li si difendono, se si continua a smussarli un colpo alla volta, a far passare l’indifendibile come qualcosa di “normale”, prima o poi non rimarrà più niente di ciò che siamo e di ciò che chi ci ha preceduto ci ha lasciato in eredità.
Quale eredità lasceremo alle future generazioni, se quella che ci hanno consegnato i nostri avi, dalla fine degli anni ’60 la stiamo progressivamente gettando alle ortiche? Un tempo la sicurezza economica, lavorativa e anche fisica erano qualcosa di tangibile.

Un tempo fatti di cronaca nera o di criminalità erano episodi, forse non isolati, ma certamente non erano parte della nostra quotidianità come oggi.
Ciò non è di certo dovuto a tutta la classe politica, ma solo a quella classe politica, la sinistra, alla cui ala estrema – socialisti, comunisti e, per certi versi i verdi – si è andata con il tempo ad aggiungersi l’ala sinistroide, oggi preponderante, dei cosiddetti partiti di centro, un fronte che di borghese (qualità che una volta caratterizzava il PLR e il PPD) non ha oggi purtroppo più niente e che si può ormai tranquillamente definire come “sinistra moderata” (a volte nemmeno poi tanto moderata).

Una sinistra che:

  • reclama contro la perdita del territorio, ma vuole spalancare le porte a tutti gli immigranti, legali o clandestini che siano;
  • non vuole che i naturalizzandi debbano dimostrare la conoscenza della nostra storia e delle lingue nazionali, e sono pronti a regalar loro la tessera della bocciofila – sì, per loro né più né meno di tanto vale il nostro passaporto;
  • una sua esponente di punta, la Sig.ra Ada Marra che si guarda bene dal rinunciare al passaporto di una nazione che non esiste, ma si guarda altrettanto bene dal rinunciare alle indennità derivanti dai contribuenti per rappresentare i cittadini di una nazione che, a suo dire, appunto non esiste
  • vuole spendere e spandere denaro pubblico – chi se ne frega, tanto mica lo produce lei – ma poi fa scappare le imprese esasperandole con imposizioni fiscali esose e rigide;
  • nessuna limitazione all’immigrazione, niente contingenti e tetti massimi, uguale a più disoccupazione indigena. Delocalizzazione di imprese all’estero, uguale a meno imposte e quindi a meno denaro. Ma la sinistra non smettono di voler iniettare sempre più soldi – con sussidi a innaffiatoio e senza alcun criterio – nel nostro ormai già traballante sistema sociale. Prima o poi questa macchina s’incepperà, e a farne le spese saremo tutti noi;
  • l’Unione europea si dibatte in crisi e difficoltà mai viste fino a ora, e qual è l’unico obiettivo della sinistra di fronte a questa nave che sta colando a picco? Salirvi a bordo!
  • Ligi al diritto superiore quando si tratta di dar contro alle iniziative UDC (9 febbraio, Prima i nostri!), non esitano a infrangere la legge e a sostenere la legittimità dell’infrazione quando si tratta di introdurre in Svizzera migranti clandestini.

Potrei continuare, purtroppo la lista delle loro incoerenze e del livore verso la propria patria e i suoi cittadini, è lunga.
Se però avessimo a Berna una classe politica più attenta a rispettare la volontà popolare sortita dalle urne, più attenta ai nostri interessi che a quelli dell’UE, non dovremmo avere paura che il nostro benessere sia svenduto al peggior prezzo, assieme ai nostri valori più sacri e tradizionali quali libertà e indipendenza, per confluire in un marasma di usi e costumi esotici che non ci appartengono.

Non dovremmo preoccuparci di sottometterci a tutti i voleri di un’UE che considera – perché lo sciagurato atteggiamento dell’attuale Berna federale glielo lascia considerare – la Svizzera soprattutto come un’utile vacca da mungere.
A questo ci stanno spingendo l’estrema sinistra e quella un po’ più moderata, ma non per questo meno pericolosa, dei cosiddetti partiti di centro, più occupati nel fare i primi della classe, nel rispettare accordi che alcuni stati stessi all’interno dell’UE stanno rescindendo per salvaguardare i propri posti di lavoro, che non a rispettare il mandato che il popolo ha loro assegnato: difendere gli interessi della Svizzera!

Winston Churchill diceva “I socialisti sono come Cristoforo Colombo: partono senza sapere dove vanno. Quando arrivano non sanno dove sono. Tutto questo con i soldi degli altri”; e Indro Montanelli affermava che “la sinistra ama talmente i poveri che ogni volta che va al potere li aumenta di numero”. Quale amara verità vero? Noi ridotti a cittadini di serie B e C, buoni unicamente per essere spremuti come limoni per mantenere chi non fa altro che abusare del nostro sistema; Prima gli altri, poi – forse – i nostri.

A questo punto è quasi d’obbligo domandarsi se ci sia qualcosa di positivo in questa giornata di festa, perché sarebbe bello trarne qualcosa di rallegrante.
E la nota positiva siamo noi, noi cittadini che amiamo questa nostra cara vecchia Patria come amiamo una madre – non un genitore 1 o 2 – noi dell’UDC che con le nostre iniziative siamo riusciti a rallentare il decorso di questa lenta malattia che vorrebbe portare alla morte del nostro popolo.
Solo grazie a Blocher che, nel 1992, si battè come un leone per impedire l’accordo sullo Spazio economico europeo, tappa intermedia per farci salire sulla bagnarola chiamata Unione Europea, oggi siamo qui a festeggiare la nostra democrazia, dove è ancora il popolo ad avere l’ultima parola e non qualche tecnocrate.
Spesso e volentieri ci accusano da più fronti che le nostre iniziative non sono applicabili.

In questo senso, permettetemi dunque anche due parole sull’ONU che, guardacaso, ha pensato bene di “bacchettarci” sostenendo che dobbiamo verificarne meglio la loro compatibilità. Chiedendoci addirittura di abrogare l’iniziativa sul divieto di costruzione dei minareti sul nostro suolo. Scordatevelo! E pensare che l’ONU avrebbe cose ben più importanti al quale rivolgere i propri pensieri e le proprie energie che mettere il naso in questioni di sovranità nazionale. Ad esempio? L’infibulazione delle bambine, matrimoni forzati, cattolici (quelli sì!) perseguitati e ammazzati per la professione della loro fede (!) e via discorrendo. NO, la nostra sovranità nazionale NON SI VENDE! Sarebbe meglio uscirne, tanto per il peso che abbiamo all’interno dell’ONU sono solo soldi preziosi buttati dalla finestra!

Non è vero che le nostre iniziative non sono applicabili, è la volontà che manca, la volontà di smettere di pensare che non si può fare, e ancora una volta è l’UDC a prendere in mano la situazione con ben due iniziative che ci vedranno ancora pronti a combattere: la campagna di voto per l’autodeterminazione e la raccolta firme della nuova iniziativa per disdire i bilaterali. Perché quando un contratto non fa i nostri interessi le misure accompagnatorie non servono, bisogna solo rivederli, per noi, per il nostro benessere, per la nostra nazione.

Buon 1 agosto a tutti, Viva la Svizzera, Viva il Ticino, W l’UDC!

Lara Filippini, Granconsigliera UDC