Crescita demografica come nel terzo mondo: la libera circolazione delle persone deve finire

«Di quanta terra ha bisogno un uomo?», si chiedeva Lev Tolstoi nel suo omonimo racconto già nel 1885. E questa domanda è oggi più attuale che mai. La Svizzera ha vissuto negli ultimi anni un’immigrazione senza precedenti, cosicché anche la sua crescita demografica si è accelerata raggiungendo un livello da paese del terzo mondo.

Contrariamente a tutte le affermazioni, con l’immigrazione anche nel 2017 la popolazione è aumentata e continua a farlo. A ciò si aggiungono naturalizzazioni da record. Questa sovrappopolazione è quotidianamente percepibile da chiunque: le reti stradali e del servizio pubblico sono sovraccariche. Nelle scuole le quote di stranieri superano il 50%, ciò che rende impossibile una sana integrazione. E siccome tutti devono abitare da qualche parte, giornalmente si costruisce su terreni agricoli nelle dimensioni di 8 campi di calcio. Anche la criminalità aumenta proporzionalmente all’immigrazione. La Svizzera fa parte oggi – prescindendo dai territori di montagna non edificabili – delle regioni più densamente abitate d’Europa. E con ciò diminuisce palesemente anche la qualità di vita.

I salari stanno scivolando verso il basso
Inoltre, si può attingere a un bacino sempre più grande di forze lavoro. A seguito di ciò, i salari del settore più basso come quelli del segmento più alto, stanno scivolando verso il basso. «Una certa sostituzione di manodopera indigena non si può escludere del tutto», scrive al riguardo il Segretariato di Stato per l’economia (SECO). Il motivo principale è la libera circolazione delle persone con l’UE. Essa impedisce un controllo e una gestione dell’immigrazione, per esempio, a seconda della situazione del mercato del lavoro, della capacità d’integrazione o delle conoscenze linguistiche. Perché di fatto, ogni cittadino UE ha un diritto d’immigrazione in Svizzera, godendone anche le prestazioni sociali. Le conseguenze negative sono gravi in materia di disoccupazione e di costi sociali.

Immigranti disoccupati
Balza all’occhio che l’aumento della disoccupazione è particolarmente forte fra gli immigranti. Molte persone, che sono immigrate da poco tempo e che quindi non hanno praticamente pagato premi alla cassa-disoccupazione, percepiscono l’indennità integrale. E, nonostante tutte le affermazioni del Consiglio federale, a causa della libera circolazione delle persone, a migliaia immigrano ancora sempre in Svizzera mese dopo mese. In campagna di voto si era promesso di far uso della cosiddetta clausola di salvaguardia in caso di momenti economicamente difficili, regolando così temporaneamente l’immigrazione. Ma il Consiglio federale si prostra ai piedi dell’UE.

«Freno d’emergenza» mancato
Il Consiglio federale ha finora sempre passato sotto assoluto silenzio le conseguenze negative dell’immigrazione incontrollata – solo per poter continuare ad agire come filiale del gruppo UE. Recentemente ho incontrato una classe di apprendisti all’ultimo anno nel settore dell’industria meccanica. Solo quattro, su ventisette apprendisti, aveva la sicurezza di poter continuare a lavorare dopo il tirocinio. E mi hanno raccontato che le stesse ditte continuerebbero ancora sempre ad assumere dipendenti stranieri. Cosicché, i valori record della disoccupazione giovanile non sorprendono poi molto. Adesso è dimostrato e non si può continuare a tacerlo: la libera circolazione delle persone non è più sostenibile. I posti di lavoro svizzeri devono di nuovo andare prioritariamente agli Svizzeri. Anche le persone anziane hanno vita dura nel mondo del lavoro – non a causa della digitalizzazione o mancanza di formazione continua, bensì unicamente a causa della concorrenza a buon mercato dall’estero.

Collegato a tutto ciò, anche le istituzioni sociali sono sempre più a rischio. Le statistiche dimostrano chiaramente che gli stranieri percepiscono rendite ben oltre la media. L’accesso immediato a tutte le istituzioni sociali va ripensato. E gli abusi vanno affrontati con maggior rigore. Non possiamo permetterci di non agire. Anche noti economisti come il professor Rainer Eichenberger, fanno notare nel frattempo che l’immigrazione incontrollata è sostanzialmente negativa per la Svizzera. Il giornalista statunitense Christopher Caldwell ha analizzato la storia dell’immigrazione e vede per l’Europa delle drammatiche conseguenze. L’Europa ha sopravvalutato il suo fabbisogno di manodopera d’immigrazione. Gli immigranti esigono dal sistema sociale più di quanto vi contribuiscano. Inoltre, l’Europa sottovaluta negligentemente le gravi conseguenze dell’islamizzazione.

Immigrazione qualificata
La domanda è: quanta crescita demografica può sopportare ancora il nostro paese? Quando torneremo a un’immigrazione qualificata, adeguata alle necessità del paese? Altri paesi UE, come per esempio la Spagna, inducono i loro ospiti disoccupati al ritorno in patria. Questa via non sarà risparmiata neanche alla Svizzera, dove le prestazioni sociali sono nettamente più elevate. Proprio questi mezzi da spendere per i disoccupati mancano nella politica attiva in materia di mercato del lavoro. Il mercato svizzero del lavoro sta scivolando verso lo sfacelo e il Consiglio federale sta a guardare senza far niente.

Cambio di rotta, invece della violazione della Costituzione
E tutto ciò – ed è questo il vero scandalo di tutta la faccenda – nonostante che il popolo, con il SÌ all’iniziativa contro l’immigrazione di massa, abbia già preteso una correzione di rotta. Con l’iniziativa popolare avviata oggi, correggeremo questo cambio di rotta e porremo anche rimedio a questa frattura con la Costituzione e con la democrazia.

Consigliere nazionale Lukas Reimann, Presidente ASNI, Wil (SG)