Una Battaglia per il futuro dei miei figli

L’immigrazione di massa, conseguenza diretta della libera circolazione delle persone, pesa sul sistema sociale svizzero. Senza regole e limitazioni sempre più persone, svizzere ma anche straniere, sono costrette a far capo alle prestazioni sociali perché messe ai margini del mercato del lavoro.

Dal 2004, data in cui è venuta meno la preferenza indigena nelle assunzioni , l’assistenza nel mio Cantone è letteralmente esplosa. In Ticino, ad ottobre 2017, sono state censite più di 8’200 persone che sopravvivono grazie alle prestazioni sociali dello Stato (+4,4% nell’ultimo anno) . Il numero di stranieri a beneficio dell’assistenza è praticamente triplicato e la tendenza non si è mai arrestata . Queste cifre impietose sono lo specchio fedele di un mercato del lavoro che si è velocemente e drammaticamente precarizzato, portando con sé incertezze e risentimenti nei cittadini residenti.

Il Cantone più a sud della Svizzera, a causa della libera circolazione delle persone, si è trasformato in terra di conquista per imprenditori, molto spesso d’importazione dalla vicina Italia, senza scrupoli, senza alcun attaccamento al territorio e senza alcuna responsabilità sociale. La nostra popolazione, indignata, si è abituata ad averne prova anche nella cronaca quotidiana . Il dumping salariale è oramai una piaga economica e sociale diffusa che neppure 17 contatti normali, ripeto ben 17 contratti normali, riescono a rimarginare . I sottoccupati, persone disponibili ad assumere un impiego a un grado di occupazione più elevato nello spazio dei tre mesi, hanno largamente superato quota 20’000. E pensare che fino al 2004 i sottoccupati erano “solo” 8’400. Un aumento incredibile del 150% . Tutto questo mentre i frontalieri, in particolare nel settore terziario, e i dimoranti, non cessano di crescere nel numero mese dopo mese . E fuori dalla porta di casa, nella sola Lombardia, vi sono ancora 300’000 disoccupati che, grazie alla libera circolazione, guardano con interesse al nostro mercato del lavoro e sono disposti a lavorare per molto meno di 3’000 franchi al mese . Una cifra che resta più che invitante vista la differenza di potere d’acquisto tra Svizzera e ltalia.

Il Canton Ticino conta oggi lo stesso numero di lavoratori svizzeri e lavoratori stranieri. Nel prossimo rilevamento sono certo osserveremo, per la prima volta nella storia, il sorpasso dei lavoratori stranieri ai danni dei lavoratori svizzeri . E per favore smettiamola di continuare a raccontare la favola degli stranieri che immigrano per svolgere lavori che gli svizzeri non vogliono più fare. In Ticino non vi crederebbe nessuno ed è diventata persino di cattivo gusto. Ogni giorno come politico attivo ricevo richieste di aiuto da parte di padri di famiglia, per loro stessi o per i loro figli. Si tratta di persone disperate e sfiduciate dal nostro mercato del lavoro sempre più simile a una giungla e sempre più distante da quello che vantavamo come uno dei più civili ed evoluti.

È ora che si affrontino i problemi alla radice. La sinistra e i sindacati continuano a richiedere insignificanti e inutili cerottini da applicare su una copiosa emorragia. In verità loro non hanno alcun interesse a favorire i lavoratori residenti, minacciati dall’effetto di sostituzione, perché sono al soldo in particolare dei lavoratori frontalieri che pagano le loro quote sindacali. I sindacati sono i vincitori della libera circolazione e i loro padroni in Ticino sono i lavoratori esteri. E continuano dunque a proporre gattopardeschi palliativi, spesso solo utili ad allargare la loro presenza e la loro influenza, senza mai prendere la parte dei residenti. Prova ne è che non vi è alcun interesse per la vera cura alle derive a cui stiamo assistendo ossia la disdetta dell’accordo sulla libera circolazione, il ripristino dei contingenti, dei tetti massimi e della preferenza indigena così come in atto fino al 2007 .

Da ticinese sono estremamente soddisfatto che l’UDC e l’ASNI insieme lancino oggi questa fondamentale iniziativa per il futuro dei nostri figli. Sono convinto che nel mio Cantone supereremo a tempo debito il 68% dei consensi, ottenuto il 9 febbraio 2014. Mi auguro che tutta la Svizzera comprenda quanto per un Paese la gestione autonoma della propria immigrazione sia irrinunciabile e spero che tutti i miei connazionali guardino anche a sud delle Alpi per capire quale inquietante involuzione stiamo vivendo. Vorrei dire subendo. Il Ticino è un osservatorio privilegiato per la Svizzera che anticipa, come un sonoro campanello d’allarme, l’ampiezza di quanto si abbatterà nel prossimo futuro anche a nord delle Alpi.

Un’immigrazione ragionevole, al servizio degli interessi del nostro Paese, che garantisca opportunità professionali ai residenti a mezzo della preferenza indigena, e che non comporti gli enormi disagi che oggi conoscono le regioni di frontiera, è la soluzione per cui mi batto. E lo faccio senza alcuna sudditanza nei confronti di Bruxelles.

Marco Chiesa, Consigliere nazionale UDC