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Al Decs mancano semplicemente le idee

Ho avuto il piacere di partecipare al dibattito presso la sede de La Regione sul tema scuola con altri candidati al Consiglio di Stato e l’uscente Manuele Bertoli. Ancora una volta mi sono reso conto che, seppur tutti miriamo a una riforma della scuola, sul tema ci sono posizioni anche diametralmente opposte. Bertoli vuole una scuola più inclusiva, anche quando le comparazioni tra Cantoni dimostrano che quella ticinese lo è già parecchio e intende ridurre ulteriormente la selettività, anche se questo causerebbe l’abbassamento del livello dell’insegnamento a scapito degli stessi giovani. Ritengo invece opportuno fare l’esatto contrario, prevedendo percorsi formativi differenziati in base alle desiderate del giovane e se la sua scelta fosse quella di intraprendere gli studi superiori – come il liceo o l’università – allora la scuola media dovrebbe prevedere un programma che lo prepari al meglio per questo percorso. Qualora invece scegliesse l’apprendistato, la formazione dovrà prevedere competenze specifiche al percorso duale. Sempre con la massima flessibilità per permettere un cambio d’indirizzo qualora la scelta iniziale del giovane non fosse adeguata. Questo sistema è grosso modo quanto adottato dalla maggior parte dei Cantoni della Svizzera e dovrebbe fungere da base di discussione per la nuova riforma scolastica cantonale, soprattutto dopo la bocciatura del disastroso progetto “La Scuola che verrà”. Un aspetto che mi preoccupa è che il DECS valorizza eccessivamente il percorso degli studi superiori e presta invece troppa poca attenzione alla promozione dell’apprendistato che oggi offre opportunità incredibili anche di carriere dirigenziali. Manuele Bertoli che si giustifica lamentando la mancanza di posti di apprendistato nel Cantone, non ha però fino ancora indicato come migliorare la situazione. Le aziende e gli artigiani hanno parecchie difficoltà nel formare apprendisti perché formare bene un giovane, oltre all’impegno che ne consegue, è un importante costo. L’imprenditore è poi obbligato a seguire costosi e impegnativi corsi per ottenere l’abilitazione di maestro di tirocinio. Il costo per la formazione di un apprendista è spesso superiore alla produttività economica dello stesso, di conseguenza è necessario stimolare le aziende nel mettere a disposizione più posti di lavoro agendo su un’efficace leva aziendale, la riduzione dei costi. Permettendo una super deduzione fiscale, per esempio del 150% sul costo di formazione per apprendisti, le aziende potrebbero essere incentivate a formarne di più e meglio. Le aziende che già oggi investono molto nella formazione sono generalmente all’avanguardia, innovano e realizzano buoni profitti, a maggior ragione la leva fiscale potrebbe rivelarsi uno strumento molto efficace e stimolante. Questa è una idea concreta e facilmente attuabile per rispondere a un problema che sembrerebbe essere un limite all’aumento degli apprendisti nel Cantone. Basta volerlo, lamentarsi senza cercare delle soluzioni non cambierà certamente le cose.

Piero Marchesi, candidato UDC in Consiglio di Stato e in Gran Consiglio (n. 37)

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