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L’arte come mezzo per la promozione economica del Cantone

Chi ha detto che l’arte è un monopolio della sinistra? Perché con ostinazione si continua a ripetere che qualsiasi iniziativa e specialmente i protagonisti dell’arte moderna, del design, devono essere ideologicamente legati a formule spesso del passato oppure a messaggi necessariamente contrari ai valori della società tradizionale?

Proviamo a rovesciare questo approccio. E ad affermare che arte è arte e che l’arte non è né targabile né inquadrabile in schemi specie se questi schemi sono intrinsecamente e strutturalmente vecchi e superati. Iniziamo a pensare all’arte e ai suoi protagonisti come a una grande opportunità non solo di business, ma anche e specialmente di sviluppo e di valorizzazione di comunità, territori, persino di quartieri.

È sufficiente ricordare la metamorfosi del quartiere di Chelsea a New York diventato un polo di attrazione culturale a livello mondiale, ma anche una delle aree più sicure e fruibili della città. Un’area nella quale i valori immobiliari, di alloggi spesso in mano a singole famiglie non agiatissime, sono balzati alle stelle.

E perché non ricordare il caso di Berlino, città che dopo la caduta del Muro è rinata anche grazie alla presenza di artisti che ne hanno fatto una sorta di patria di elezione.

Perché non pensare a un progetto Ticino, che abbia tutte le caratteristiche di calamitare nella nostra splendide città e più in generale sull’intero territorio cantonale, giovani artisti emergenti, ma anche quella prosperità e quelle opportunità allargate di business e di ricchezza che sono determinate dall’interesse degli appassionati, dal commercio di opere d’arte, ma anche dagli eventi che quasi automaticamente si generano e si moltiplicano in una città che diventi terreno comune di elezione per giovani artisti. Perché non pensare a una Biennale? Perché non investire su una scuola di arti moderne? Perché non sviluppare ulteriormente Wopart e figliare ulteriori iniziative artistiche?

Lo spazio c’è e credo che siamo maturi per giocarci le carte dello sviluppo e di una nuova stagione di prosperità pensando in grande. Pensando che l’arte è un’eccezionale calamita anche per far crescere il turismo, per ridare centralità al nostro cantone, per attirare interessi anche rispetto al nostro sistema finanziario e bancario, per attribuire maggiore valore al patrimonio immobiliare.

È di sinistra? Non credo.

Adriano Sala, candidato UDC in Gran Consiglio (n. 52)

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09.08.2020
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