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Scollamento indecente

Il commercio interno che soffre è un sintomo, un segnale importante. Nel periodo (sto parlando degli ultimi 4 anni) in cui in Ticino chiudono in massa i negozi nei centri urbani, la ristorazione mostra evidente solitudine e il turismo indica cifre da caduta libera, le nostre Istituzioni sono state capaci di introdurre tutta una serie di tasse, balzelli e  restrizioni nei confronti dei cittadini. Con evidenti segnali di malessere del paese, il Governo ha cavalcato altri temi e ha ulteriormente rincarato con tasse di vario tipo il costo della vita dei cittadini e ingrossato l’apparato amministrativo. Tasse in risposta al crollo dei salari dovuto ad un vero e proprio assalto dei posti di lavoro da parte dei frontalieri e alla libera circolazione. Con salari dei cittadini al ribasso la risposta della politica è stata costo della vita al rialzo, con la regolare “sorpresa” di fine anno delle casse malati.

Il risultato è ben visibile. Il Ticino non è più il paese spensierato e festaiolo ma anzi sta diventando un mortorio interrotto da un qualche evento elitario o di massa a buon mercato. Le feste chi può va a farle altrove. Non sorprendiamoci che nemmeno i turisti non vengono più a farci visita. Eppure il paese è bello. Come siamo giunti a questo grave scollamento tra politica con relativo apparato amministrativo e mondo reale? Tra Istituzioni e cittadini?

Sicuramente è una questione di sensibilità ma anche di metodo, legato ad una macchina, la macchina Stato, sovradimensionata, con dinamiche interne di evidente inefficienza che sta soffocando la vita del paese e sfiduciando le capacità e il merito dei cittadini. Una macchina pesante sia per le spese di cui necessita, sia per gli oneri che genera ai cittadini. Per carità non è colpa dei funzionari, loro sono dei professionisti che svolgono il compito affidato in una posizione non facile, spesso demotivante che li porta ad eccellere nel pararsi i fondelli. Per ogni singola eccezione, per ogni singolo evento negativo enfatizzato da un sistema mediatico volto ad alimentare le paure,  il politico genera regole che si trasformano in costi e oneri che vanno poi a toccare tutti i cittadini, a pesare tantissimo sulle piccole imprese e spesso ad ingrassare il parastato. Rischi e responsabilità da assumersi sono scaricati allo Stato. Se dessimo un poco più di fiducia alla società composta da residenti, lavoratori, artigiani, la società sarebbe in grado di svolgere efficacemente questi compiti.

La sensazione è che siamo al capolinea. I partiti e movimento di governo sono imbrigliati e compromessi in queste dinamiche, tanto che il cittadino lo vorrebbero trasformare in un loro automa privato di capacità e spazi decisionali. L’UDC segnala da anni la perniciosa deriva di un sistema malato. La risorsa più dinamica, più importante di un paese è la capacità del cittadino, delle famiglie che però viene inibita. Dobbiamo al più presto restituire vita, vitalità ed efficienza al nostro Ticino.

Cleto Ferrari, candidato UDC in Gran Consiglio

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