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Un salasso da neutralizzare!

La legge sulla stima ufficiale della sostanza immobiliare prevede che, ogni vent’anni, il Cantone aggiorni il valore degli immobili. Non si tratta di una discutibile scelta politica, dunque, ma di una prescrizione legale che avrà effetto già dal 2025. Non nascondiamoci dietro un dito, questa revisione comporterà un significativo aumento del valore di stima degli immobili con conseguenze dirette per i proprietari, sia a livello fiscale che sociale. Non è fuori luogo temere, in diversi casi, addirittura un loro raddoppio. I calcoli, seppur sommari, mostrano come i contribuenti ticinesi potrebbero essere chiamati a pagare fino a 500 milioni di franchi all’anno di imposta sulla sostanza in più rispetto a quanto versato oggi, circa 280 milioni al Cantone e circa 220 ai Comuni. Questo concreto scenario è indubbiamente insostenibile. Un tale tsunami, che senza correzioni da parte del popolo diverrà realtà, metterebbe in ginocchio sia il ceto medio che ha fatto sacrifici per realizzare le proprie quattro mura, sia il ceto medio-basso che si vedrebbe certamente aumentare l’affitto. Al di là dei ragionamenti economico-fiscali, ci sono tuttavia degli aspetti prettamente sociali legati agli aiuti e ai sussidi che sono direttamente correlati alle stime immobiliari. Aspetti talvolta nascosti tra le pieghe del nostro sistema, tanto occulti quanto rilevanti. Si pensi banalmente ai contributi per l’installazione di pannelli solari ma, non certamente da ultimo e in maniera ben più preoccupata, al calcolo delle rette per le case per anziani o ai prestiti di studio. Conviene dunque tenere a mente che la modifica dei valori di stima impatterà complessivamente su una ventina di leggi, a più livelli. L’Associazione dei proprietari fondiari ticinese, che conta più di 2’000 soci nel nostro Cantone e più di 330’000 in tutta la Svizzera, è convinta che la prevista revisione dei valori di stima immobiliare non debba comportare automaticamente un aumento del gettito dei tributi pubblici e non debba dunque neppure causare un’improvvisa limitazione o la perdita di preziosi sostegni e di prestazioni sociali. Viviamo tutti una congiuntura economica e un quotidiano particolarmente complessi e incerti. L’aumento sostanziale dei costi dell’energia, l’inflazione, le tensioni sul mercato del lavoro e le insicurezze geopolitiche non possono essere occultati sotto un enorme tappeto d’indifferenza. Per questo motivo l’iniziativa popolare costituzionale promossa da un comitato interpartitico, volta a neutralizzare gli effetti dell’aggiornamento delle stime immobiliari, è da salutare molto positivamente. Non solo si tratta di un atto concordato lungimirante ma dimostra anche una apprezzabile compattezza partitica e politica. Come molti, attribuisco un grande valore al concetto di casa, per me le quattro mura rappresentano le radici di una persona, l’attaccamento ad un territorio, i ricordi familiari o anche solo un investimento ragionato frutto di impegno e sacrificio personale. Anche la nostra Costituzione svizzera cita tra i suoi obiettivi la promozione dell’accesso alla proprietà immobiliare, malgrado poi incoerentemente vi sia ancora un indigesto balzello che risponde al nome di valore locativo. Ma questo è un altro tema ancora, ed è già nell’agenda politica federale. Ora, sic et sempliciter, è il momento di concentrarsi su questa iniziativa e sulla raccolta delle firme. L’invito è dunque quello di sottoscrivere il formulario per la neutralizzazione degli effetti legati all’aggiornamento delle stime. Peggiorare le condizioni economiche e sociali della popolazione, proprietari e inquilini, non deve certo essere l’ambizione ultima dello Stato.

Marco Chiesa

Presidente dell’Associazione dei proprietari fondati Ticino

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