Archivi categoria: Opinione

Se socialisti e imprenditori con più dell’80% di personale frontaliero criticano l’applicazione di “Prima i Nostri

… significa che l’UDC ha fatto un ottimo lavoro in favore dei ticinesi.

I primi d’altro canto non si interessano più da tempo dei lavoratori residenti, mentre i secondi minacciano di continuo di levare le tende dal nostro Cantone se solo si osa richiamarli a una sacrosanta responsabilità sociale.

In realtà non dovevamo attendere un comunicato stampa o un articolo per sapere come la pensano queste persone, è sempre stato chiarissimo. Non sono mica elettori dell’UDC, altrimenti non metterebbero in discussione questi principi che il nostro Partito ha sempre sostenuto in Svizzera come in Ticino. Ciò che importa, tuttavia, non è quanto siano contrari o meno a preferire l’occupazione residente, come da mandato costituzionale, ma quanto siano disposti a farsi beffe della volontà del Popolo e della Costituzione ticinese.

Un ripasso della civica, a questo proposito ben vengano le lezioni di questa importante materia alla scuola dell’obbligo, permetterebbe di meglio comprendere il funzionamento della democrazia nel nostro Paese. Si elabora un’iniziativa, si raccolgono le firme, si valuta la ricevibilità, si discute in Parlamento, si vota, si sottopone il testo al Popolo e quest’ultimo ha sempre e comunque l’ultima parola. Per fortuna. Oggi, superate tutte queste fasi democratiche, siamo arrivati al momento cruciale, quello dell’applicazione. E non vi sono altre strade che quella di dar seguito coerentemente e compiutamente alla decisione scaturita dalle urne. Non esistono applicazioni sartoriali e a geometria variabile. Tentativi di annacquare o boicottare il testo non rendono onore né al Partito socialista, esperto in materia d’altronde, né a chi vorrebbe fare impresa in Ticino eludendo le condizioni dettate dai ticinesi e intendendo solo beneficiare delle nostre ottime condizioni quadro. Ciò sarebbe irrispettoso nei confronti di chi questo Paese l’ha costruito e del nostro Stato di diritto. L’UDC, piaccia o meno, si è presa l’impegno di andare fino in fondo. È nostra intenzione applicare la volontà popolare, tramutando in legge i principi di “Prima i Nostri”. Si alla preferenza indigena, No alla sostituzione della manodopera e No al dumping salariale. Non ci sono né sorprese né ripensamenti. Questo era e questo rimane. Ciò che è stato promesso ora è sui banchi commissionali e rispecchia fedelmente le esigenze e la volontà dei ticinesi.

Piero Marchesi, Presidente UDC Ticino

Marco Chiesa, Consigliere Nazionale UDC 

Non svendiamo il nostro passaporto

A inizio gennaio sono apparsi i primi cartelloni pubblicitari promossi da ambienti vicini all’UDC che raffigurano una donna con il burqa. L’obiettivo è chiaro. Sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della naturalizzazione agevolata degli stranieri della terza generazione in votazione il 12 febbraio. Le veementi reazioni degli ambienti di sinistra, che senza mezzi giri di parole hanno definito la campagna rozza, razzista e strumentale, in quanto – a loro dire – non riflette la realtà dei fatti, si è invece rivelata puntuale e azzeccata. L’opinione pubblica si è chiesta chi avesse ragione. L’UDC, che secondo la sinistra esaspera sempre i toni della comunicazione enfatizzando temi e problemi che non sono neppure all’ordine del giorno, o il PS, che propone una naturalizzazione agevolata per gli stranieri di terza generazione considerando automatico il fatto di vivere nel Paese da diversi anni sufficiente per definire una persona integrata. Negli ultimi giorni il partito socialista ha infine spazzato il campo da ogni dubbio, rivolgendo un chiaro appello agli stranieri che vivono nel Paese, di affrettarsi ad inoltrare la domanda di naturalizzazione, in quanto dal 2018 la procedura sarà un po’ più rigida. Lo ha però fatto in 10 lingue straniere, tra cui l’arabo e il serbo. La concezione socialista del termine integrazione è quanto mai discutibile, perché scrivere a persone da loro ritenute integrate nella loro lingua d’origine e non in una lingua nazionale dimostra che integrate non sono. O comunque non in modo automatico come invece li considera l’oggetto in votazione. I cartelloni raffiguranti la donna con il burqa hanno smascherato le reali intenzioni della sinistra. Naturalizzare il più possibile, svilendo l’importanza dell’ottenimento della cittadinanza svizzera. Il tema pone di fatto un problema che non esiste. Ogni anno più di 40’000 stranieri ottengono la cittadinanza svizzera e dati alla mano, il nostro Paese è tra quelli con la percentuale più alta di naturalizzati. Gli stranieri di terza generazione possono infatti ottenere la cittadinanza affrontando il percorso con la procedura ordinaria, come tutti gli altri stranieri che ne fanno richiesta. L’oggetto in votazione presenta numerose controindicazioni, tra cui il fatto che attribuisce la maggior parte delle competenze della procedura di analisi alla Confederazione, sottraendola di fatto a Cantoni e Comuni. Dal suo ufficio a Berna un funzionario sarà incaricato di decidere se un cittadino straniero di terza generazione domiciliato in Ticino ottempera i requisiti definiti dalla legge. Si elimina di fatto la possibilità per i Comuni di convocare il candidato e di analizzare gli aspetti che evidentemente non possono essere valutati solo sulla carta. Verrà inoltre invertito l’onere della prova, vale a dire che non toccherà più al richiedente dimostrare la propria integrazione, bensì allo Stato dimostrare il contrario. Ci sono fin troppi motivi che portano a votare no a questa proposta, in particolar modo perché la procedura attuale permette già agli stranieri, anche a quelli di terza generazione, di diventare cittadini svizzeri con una procedura chiara ed efficiente. Fermiamo pertanto sul nascere questa tendenza a svendere il passaporto rossocrociato lanciata dalla sinistra, che qualora passasse sarà solo la prima di molte altre offensive atte a banalizzare questo importante tema.

Piero Marchesi, Presidente UDC Ticino

La Costituzione svizzera mestamente sacrificata sull’altare

Il Parlamento federale ha dimostrato ancora una volta che la volontà popolare non è ritenuta così importante come noi cittadini potessimo immaginare. Il lungo dibattito alle camere sull’applicazione dell’Iniziativa Costituzionale “Stop all’immigrazione di massa”, ha evidenziato che ancora una volta hanno vinto i poteri forti, quelli che antepongono gli interessi dell’Unione Europea e i relativi accordi internazionali al benessere dei cittadini svizzeri.

Il 9 febbraio 2014 il popolo svizzero ha dato un chiaro mandato alla politica federale, tornare a gestire l’immigrazione del Paese con tetti massimi, contingenti e preferenza indigena. Purtroppo, questi cittadini dovranno mettersi il cuore in pace. Con la legge approvata dal Parlamento questi obiettivi non verranno mai applicati. Oltre al rispetto della volontà popolare è mancato il coraggio, una caratteristica che la maggioranza della politica svizzera ha perso oramai da tempo per lasciar posto agli interessi di bottega, al servilismo nei confronti dell’UE e di qualsiasi entità che bussa la porta al nostro Paese, spesso con arroganza e presunzione.

La legge in questione è stata promossa dal PLR e della sinistra, che fieri hanno annunciato di aver trovato una soluzione all’applicazione del 9 febbraio. Evidentemente lo fanno sapendo di essere in forte difetto nei confronti del popolo, che è cosciente che questa legge è molto distante da quanto espresso dalle urne. Complice di questa disfatta è anche il PPD, che maldestramente ha cercato di chiamarsi fuori dalla lista dei colpevoli, proponendo degli emendamenti che evidentemente mai avrebbero visto la luce. Al voto finale si sono infine vilmente astenuti. Hanno la presunzione di ritenersi dalla parte del popolo, quando tutti ben sanno che l’astensione, in modo particolare in questa occasione, è pura mancanza di coraggio nell’assumere una chiara posizione. L’UDC a più riprese ha presentato il proprio disegno di legge, rispettando scrupolosamente il nuovo testo costituzionale. Nessuna delle proposte è mai stata neppure presa in considerazione da parte della maggioranza di centro – sinistra.

La Costituzione è stata bellamente sacrificata sull’altare per non aprire un improbabile e remoto contenzioso con l’UE. Questi partiti confermano che ai loro occhi è meglio avere buoni rapporti con gli Stati esteri – il che è tutto da realizzare – piuttosto che attuare la Costituzione. Questi Parlamentari sono venuti meno ai compiti loro attribuiti dalla Costituzione svizzera, che vista la poca importanza ad essa riservata, appaiono quasi giustificati. L’UDC non lancerà il referendum sulla nuova legge perché oggettivamente non servirebbe a nulla. L’abrogazione di una legge si effettua quando vi è un cambiamento della legge, in questo caso la modifica è nulla e pertanto non avrebbe senso rimandare la decisione al Parlamento, che ha già dimostrato a più riprese di non voler applicare l’iniziativa. Il mio partito lancerà verosimilmente l’iniziativa per la disdetta dell’accordo di libera circolazione, scavalcando di fatto la politica federale e dando nuovamente voce al popolo.

Questa sarà una battaglia determinante per il nostro Paese, così avremo finalmente la possibilità di confermare che la Svizzera e il Ticino in particolare, vogliono gestire in modo autonomo e intelligente l’immigrazione in barba ai sabotatori e agli astensionisti.

Piero Marchesi
Presidente UDC Ticino

Caro Vitta l’inganno c’è, eccome se c’è!

In una recente intervista rilasciata al Corriere del Ticino, il ministro Christian Vitta ha affermato che gli obiettivi dell’iniziativa “Prima i Nostri” e del relativo controprogetto sono condivisi. Ha ammesso che il problema della mancanza della preferenza indigena sul mercato del lavoro ticinese esiste, ma poi in buon politichese ha affermato che il controprogetto è migliore dell’iniziativa perché tiene conto delle evoluzioni a livello federale. Continua a leggere Caro Vitta l’inganno c’è, eccome se c’è!

Un gran bel risultato per l’UDC alle elezioni comunali

Il nostro partito aveva l’obiettivo di essere maggiormente presente nei Comuni, nelle zone periferiche e tra la gente. In diverse località sono state presentate liste UDC sia per il Municipio che per il Consiglio Comunale, con molte candidate e candidati motivati e preparati per portare la politica democentrista nei vari Enti locali. Il risultato delle urne premia il nostro partito e conferma la crescita di consensi che è in corso. In tutto il Cantone l’UDC conta una decina di Municipali e una cinquantina di Consiglieri Comunali eletti in questa tornata elettorale. Un risultato che valuto molto positivamente e che lascia ben sperare per un’ulteriore crescita del nostro partito, in modo particolare rafforzando la nostra presenza a livello comunale. Nelle varie città rilevo una buona crescita, basti pensare a Lugano, dove l’UDC ha nuovamente un gruppo parlamentare, con la conseguente possibilità di far parte delle commissioni e di incidere maggiormente nella politica cittadina. Anche nelle altre città o borghi si nota una miglior presenza nei legislativi.
La politica dell’UDC piace a livello federale, a livello Cantonale e finalmente anche nei vari Comuni, che con l’esito delle urne attesta che siamo certamente ancora un piccolo partito ma con buone prospettive di miglioramento della nostra presenza politica e istituzionale.
Il merito di questo successo va a tutte le candidate e a tutti i candidati che hanno messo a disposizione il loro tempo, impegno, voglia di fare, passione e attaccamento all’UDC, e al nostro elettorato a cui rivolgiamo un grande GRAZIE!

Piero Marchesi, Presidente UDC Ticino

 

Ultimi giorni per sostenere con forza l’UDC

In questi giorni sono stati pubblicati diversi sondaggi del GdP per le Elezioni comunali nelle principali città del Cantone, dati che permettono di farsi un’idea, ma che devono essere trattati con cognizione di causa.

Nelle varie città i giochi sono tutt’altro che fatti, in modo particolare a Lugano dove la maggioranza relativa, ora leghista, potrebbe ripassare al PLR. A Locarno, Mendrisio e Chiasso potrebbero esserci invece delle piacevoli sorprese, con l’UDC in ripresa sui partiti storici.

I sondaggi per definizione sono analisi di una piccola porzione dell’elettorato e hanno dei margini d’errore a volte anche grossolani. Basti pensare al sondaggio, sempre del GdP, per le ultime Elezioni nazionali, dove UDC e Lega realizzarono assieme ben il 5% in più di quanto prospettato, confermando con largo margine i 3 seggi al Nazionale delle due liste congiunte.

Per tornare a Lugano, dove i media e l’opinione pubblica dedicano particolare attenzione, a mio avviso non si è tenuto sufficientemente in considerazione l’effetto che l’UDC potrebbe avere nell’orientare la politica luganese. Alle Elezioni federali di ottobre a Lugano l’UDC aveva ottenuto il 12,4%, un dato di tutto rispetto e superiore alla media cantonale.

Il risultato indica chiaramente che il nostro partito a Lugano è in crescita e che, con le dovute proporzioni tra Elezioni nazionali e comunali, potrebbe essere l’ago della bilancia per l’attribuzione della maggioranza relativa in Municipio, tenuto conto che l’UDC corre sulla stessa lista della Lega dei ticinesi.

Il sondaggio come ricordato in precedenza, va preso per quello che è, un’indicazione. Forti del risultato delle federali di ottobre, è importante utilizzare questi ultimi giorni di campagna per far passare i nostri programmi, le nostre idee e sollecitare più gente possibile a sostenerci. A Lugano in modo particolare, è imperativo riacquisire il terzo seggio in consiglio comunale, facendo in modo che l’UDC possa fare gruppo nella città più importante del Ticino e permettendo ai cittadini del Ceresio di avere una corretta rappresentanza del primo partito nazionale. Di riflesso l’obiettivo è lo stesso nelle altre città e Comuni. Invito tutte le nostre candidate e candidati ad impegnarsi al massimo affinché l’UDC possa ottenere in ogni singolo Comune il miglior risultato possibile. Siamo ad un passo dal traguardo, ora manca lo scatto finale! Forza!

Piero Marchesi, Presidente UDC Ticino

Una politica energetica affidabile

La posizione espressa poche settimane fa dal Consiglio degli Stati in merito alla politica energetica 2050 è da accogliere positivamente. Rispedire al mittente la decisione del Consiglio federale che, nel 2011, aveva deciso di abbandonare l’energia nucleare entro il 2034, è quanto di più appropriato si potesse fare. Anche perché non è segno di maturità politica, al di là di cosa si pensi del nucleare, cedere alle pressioni dell’emotività, come accaduto dopo il disastro di Fukushima. Continua a leggere Una politica energetica affidabile

Liberi e svizzeri

Vogliamo restare svizzeri ma essere liberi. Mi é sempre piaciuto questo motto anche perché ha fortemente marcato la storia e l’identità del nostro Cantone. Una rivendicazione orgogliosa e carica d’autodeterminazione che nella sua semplicità e fierezza è servita a un grande scopo; quello di rispondere per le rime alle pretese egemoniche della Repubblica Cisalpina. Continua a leggere Liberi e svizzeri