Comunicato stampa

Cassis, Re delle amnesie e delle contraddizioni

L’UDC Ticino prende atto con stupore dell’odierna intervista sul Corriere del Ticino rilasciata dal Consigliere federale Ignazio Cassis. Le argomentazioni superficiali e le evidenti contraddizioni del ministro degli Affari esteri sono disarmanti.

Primo: Il CF Cassis conferma nella sua intervista quanto sosteniamo fin dall’inizio, ossia che nessun Paese al mondo antepone il diritto internazionale alla propria Costituzione. Ciò che figura anche a chiare lettere nei rapporti dello stesso Consiglio federale del 5 marzo 2010 e del 30 marzo 2011. Cassis afferma pure che anche “in Svizzera de facto è così.” Se prendessimo per buona la sua dichiarazione non si vede dunque il motivo di combattere l’introduzione del principio dell’autodeterminazione nella Costituzione visto, a suo dire, è già realtà nel nostro Paese.

Secondo: Il CF Cassis afferma che dando la priorità alla Costituzione federale rispetto al diritto internazionale si creerebbe incertezza del diritto, nuocendo di fatto alla piazza economica, quindi alla nostra prosperità e ai nostri rapporti internazionali. Forse Cassis dimentica, in questa sua superficiale analisi, che il benessere e la prosperità del nostro Paese sono il frutto della democrazia diretta. Il sistema svizzero prevede la sovranità del Popolo. Un Popolo che ha sempre dimostrato di essere ben più saggio di alcuni Consiglieri federali e partiti euroturbo. Grazie al Popolo e alla democrazia diretta non abbiamo aderito allo Spazio economico europeo e all’Europa, cosa che, al contrario, era nelle agende politiche dei partiti che oggi combattono l’autodeterminazione.

Terzo: Il CF Cassis affronta il tema della CEDU, e lo fa pasticciando e muovendosi come un elefante in una cristalleria. Il Consigliere federale sa perfettamente che l’UE ha rifiutato di aderire alla CEDU e che Paesi come la Gran Bretagna e la Germania non antepongono le sentenze di Strasburgo alla loro Costituzione. Perché dunque dovrebbe farlo la Svizzera? Se i cittadini decidono per il divieto di costruire dei minareti, perché dovrebbero essere obbligati ad autorizzarli in caso di condanna da parte di Strasburgo? Forse Cassis dimentica pure che, anche lui, quando era deputato in Consiglio nazionale, aveva fortemente criticato l’invadenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, chiedendo un maggior rispetto della sussidiarietà e una maggior considerazione degli ordinamenti nazionali. Queste amnesie sono preoccupanti, forse val la pena rinfrescare la memoria! (Mozione 15.3335)

Quarto: Il CF Cassis si chiede chi investirebbe in Svizzera se la Costituzione federale avesse la priorità rispetto al diritto internazionale? L’esempio a sostegno di questa tesi è addirittura ridicolo. “Lei, se ha un milione di franchi da investire, vuole farlo dove è sicura che valgono certe regole che restano valide per un po’ di tempo oppure preferisce farlo in un posto dove domani uno cambia la legge e lei perde il suo milione?” Al di là del fatto che Cassis confonde la legge con la Costituzione, questo esempio dimostra le contraddizioni nelle argomentazioni dei contrari. Da un lato si afferma che già oggi la situazione prevede la superiorità della Costituzione, dall’altro si minacciano scenari economici apocalittici se passasse l’iniziativa. Caro Cassis delle due l’una. Nel frattempo non bisognerebbe mancare di sottolineare che i trattati internazionali che la Svizzera ha sottoscritto sotto tutti conformi alla Costituzione, in caso contrario sarebbe uno scandalo inimmaginabile, e che dunque il 26 novembre non accadrà nulla di quanto strumentalmente paventato.

Quinto: Siamo proprio curiosi di conoscere un imprenditore che preferisce rimanere alla mercé dei continui mal di pancia della Commissione europea e del suo Presidente Juncker piuttosto che investire in un Paese dove la democrazia diretta e la stabilità delle istituzioni sono i migliori garanti di condizioni quadro ottimali per fare impresa. Al contrario di quanto afferma il Consigliere federale, che non fa altro che ripetere le argomentazioni dei grandi manager stranieri di Economiesuisse da sempre intolleranti verso il potere del Popolo, la certezza del diritto la si può garantire solo a mezzo della nostra democrazia diretta.

Sesto: Certo che un SÌ il prossimo 25 novembre modificherebbe i nostri rapporti con l’Unione europea. Anzi ce lo auguriamo che sia così. Su questo concordiamo con il Consigliere federale. Un SI il prossimo 25 novembre sventerebbe qualsiasi accordo colonizzatore con l’Unione europea e metterebbe in chiaro che nessuno può prevaricare il volere del Popolo svizzero che si forma nella Costituzione federale a mezzo della maggioranza delle cittadine e dei cittadini svizzeri e dei Cantoni.

Settimo: La malafede che ha avvolto l’iniziativa contro l’immigrazione di massa raggiunge l’apoteosi quanto i sabotatori della democrazia diretta si riferiscono al fatto che l’UDC non ha lanciato un referendum sulla legge d’applicazione votata dal Parlamento. Forse questi politici ignorano che l’UDC ha raccolto più di 120’000 firme per la disdetta dell’accordo in solo 6 mesi e che se si fosse attaccato la legge d’applicazione, come loro avrebbero sperato, in caso di vittoria popolare sarebbero stati proprio gli stessi partiti e parlamentari che già una volta hanno calpestato la Costituzione federale a doverla riapplicare. Alcuni di loro dal pulpito hanno pure avuto il coraggio di dire che la Costituzione è diritto secondario. Noi e il Popolo svizzero non ci facciamo fregare due volte!

Ottavo: Il CF Cassis afferma che la sentenza di condanna contro la disposizione austriaca volta a meglio proteggere i lavoratori contro il dumping salariale di quanto faccia quella europea, sia una bella cosa! Alla faccia! Dunque l’ideale di autodeterminazione per il Consigliere federale è quello di farsi comandare dalla Corte di giustizia dell’Unione europea. Sorprendente in questo caso è l’assordate silenzio dei sindacati e della sinistra che si accompagnano allegramente con i liberisti che vogliono meno protezione per i lavoratori. E tutto ciò solo per combattere l’UDC e la superiorità della Costituzione svizzera rispetto al diritto internazionale. Un bell’esempio di rappresentanza degli interessi dei lavoratori!

Ci sorprendiamo che tutte queste argomentazioni, smontate pezzo per pezzo, vengano ripetute come un mantra senza arrossire!

UDC Ticino

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