INTERROGAZIONE – Ong MOAS / Tra collusione con scafisti del Mediterraneo e finanziamenti svizzeri (Atto II)

Nell’interrogazione Ong MOAS – atto primo, si solleva la questione del sostegno a Ong che operano sul Mar Mediterraneo e in particolare sul finanziamento alla chiacchierata Ong Moas denunciato pubblicamente dalla stampa italiana. Al di là della necessaria richiesta di chiarimenti in merito alla relazione tra i nostro Paese e la Ong in odore di collusione con gli scafisti delle coste libiche, il tema del finanziamento è stato prontamente chiarito dal Corriere del Ticino online, a cui non era sfuggita la questione:

http://www.cdt.ch/svizzera/politica/176848/s%C3%AC-la-svizzera-finanzia-la-rotta-del-mediterraneo. Continua a leggere INTERROGAZIONE – Ong MOAS / Tra collusione con scafisti del Mediterraneo e finanziamenti svizzeri (Atto II)

INTERROGAZIONE – Ong MOAS, tra collusione con scafisti del Mediterraneo e finanziamenti svizzeri (Atto I)

Il 19 maggio 2017 due quotidiani italiani riportavano la notizia secondo cui la Svizzera stesse finanziando l’invasione dell’Italia con rifugiati provenienti dalle coste libiche a mezzo di versamenti al MOAS (Migrant Offshore Aid Station), una Ong con sede a Malta fondata da un ricca coppia italo-americana, Chris e Regina Catrambone.

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/se-pure-svizzera-ora-finanzia-linvasione-ditalia-1399007.html?mobile_detect= e http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/123894.  Continua a leggere INTERROGAZIONE – Ong MOAS, tra collusione con scafisti del Mediterraneo e finanziamenti svizzeri (Atto I)

INTERROGAZIONE – A quando la garanzia per la nuova Costituzione ticinese modificata il 25 settembre 2016?

In virtù dell’articolo 51 capoverso 1 della Costituzione federale, ogni Cantone si dota di una Costituzione democratica. La Costituzione cantonale richiede l’approvazione del popolo e deve poter essere riveduta qualora la maggioranza degli aventi diritto di voto lo richieda. Secondo il capoverso 2 di detto articolo le Costituzioni cantonali devono ottenere la garanzia federale. Quest’ultima è conferita se la Costituzione cantonale non contraddice al diritto federale. Alle Costituzioni cantonali che soddisfano le suddette condizioni, la garanzia federale deve essere accordata; se invece una disposizione costituzionale cantonale non soddisfa tali condizioni, la garanzia va negata. Nel Canton Ticino gli aventi diritto di voto hanno accolto la modifica della Costituzione a due riprese. La prima il 14 giugno 2015 con l’introduzione del principio dei salari dignitosi, la seconda il 25 settembre 2016 con l’introduzione del principio della preferenza indigena, la lotta al dumping salariale e alla sostituzione della manodopera. Il Consiglio federale ha proposto di conferire la garanzia federale alla nostra Costituzione, modificata il 14 giugno 2015, con il messaggio del 1° febbraio 2017. Il meno che si possa dire è che non si tratta di una tempistica da centometrista. Mentre il Ticino necessita di risposte immediate per arginare il fenomeno del dumping salariale e l’esplosione del frontalierato, sembra che questi importanti temi che preoccupano la popolazione a sud delle Alpi siano sottovalutati dalla Berna federale. La notizia di ieri di un nuovo record di lavoratori stranieri in Ticino non può tuttavia lasciare indifferenti. I frontalieri nel primo trimestre hanno raggiunto le 64’670 unità. A brevissimo il Cantone avrà più lavoratori occupati stranieri che svizzeri. Nel 2016 si contavano 118’600 occupati svizzeri e 115’600 lavoratori stranieri, quando quest’ultimi raggiungevano quota 93’600 solo nel 2010. A fronte di questa emergenza con la presente chiedo se sia possibile accelerare la redazione del messaggio del Consiglio federale riguardante la garanzia della Costituzione votata il 25 settembre 2016 e per quando è prevista la pubblicazione dello stesso.

Ringraziandovi per l’interesse, vi saluto molto cordialmente,

Marco Chiesa, Consigliere nazionale UDC

Se socialisti e imprenditori con più dell’80% di personale frontaliero criticano l’applicazione di “Prima i Nostri

… significa che l’UDC ha fatto un ottimo lavoro in favore dei ticinesi.

I primi d’altro canto non si interessano più da tempo dei lavoratori residenti, mentre i secondi minacciano di continuo di levare le tende dal nostro Cantone se solo si osa richiamarli a una sacrosanta responsabilità sociale.

In realtà non dovevamo attendere un comunicato stampa o un articolo per sapere come la pensano queste persone, è sempre stato chiarissimo. Non sono mica elettori dell’UDC, altrimenti non metterebbero in discussione questi principi che il nostro Partito ha sempre sostenuto in Svizzera come in Ticino. Ciò che importa, tuttavia, non è quanto siano contrari o meno a preferire l’occupazione residente, come da mandato costituzionale, ma quanto siano disposti a farsi beffe della volontà del Popolo e della Costituzione ticinese.

Un ripasso della civica, a questo proposito ben vengano le lezioni di questa importante materia alla scuola dell’obbligo, permetterebbe di meglio comprendere il funzionamento della democrazia nel nostro Paese. Si elabora un’iniziativa, si raccolgono le firme, si valuta la ricevibilità, si discute in Parlamento, si vota, si sottopone il testo al Popolo e quest’ultimo ha sempre e comunque l’ultima parola. Per fortuna. Oggi, superate tutte queste fasi democratiche, siamo arrivati al momento cruciale, quello dell’applicazione. E non vi sono altre strade che quella di dar seguito coerentemente e compiutamente alla decisione scaturita dalle urne. Non esistono applicazioni sartoriali e a geometria variabile. Tentativi di annacquare o boicottare il testo non rendono onore né al Partito socialista, esperto in materia d’altronde, né a chi vorrebbe fare impresa in Ticino eludendo le condizioni dettate dai ticinesi e intendendo solo beneficiare delle nostre ottime condizioni quadro. Ciò sarebbe irrispettoso nei confronti di chi questo Paese l’ha costruito e del nostro Stato di diritto. L’UDC, piaccia o meno, si è presa l’impegno di andare fino in fondo. È nostra intenzione applicare la volontà popolare, tramutando in legge i principi di “Prima i Nostri”. Si alla preferenza indigena, No alla sostituzione della manodopera e No al dumping salariale. Non ci sono né sorprese né ripensamenti. Questo era e questo rimane. Ciò che è stato promesso ora è sui banchi commissionali e rispecchia fedelmente le esigenze e la volontà dei ticinesi.

Piero Marchesi, Presidente UDC Ticino

Marco Chiesa, Consigliere Nazionale UDC 

Nuova legge sulle commesse pubbliche, una partita giocata solo a metà.

Ieri il Parlamento cantonale ha approvato una revisione della Legge sulle commesse pubbliche (LCPubb) che porterà certamente un miglioramento generale alle condizioni del settore.

Un plauso all’emendamento Fonio/Jelmini volto a far sì che prima di impiegare manodopera iscritta alle agenzie interinali si debba verificare presso gli uffici regionali di collocamento la presenza di un disoccupato con le qualifiche richieste. Perchè però non andare fino in fondo al ragionamento e decidere, con coraggio, di favorire i disoccupati locali e non tutti coloro che si iscriveranno al collocamento. Questa procedura adottata dal Gran Consiglio ticinese, affossando l’emendamento UDC che attribuiva lo stesso vantaggio ma solo ai lavoratori indigeni, è la stessa soluzione adottata dal Parlamento federale in dicembre, voluta per non applicare il 9 febbraio e la preferenza indigena. Quante critiche sono piovute su quella decisione eppure ieri, ancora una volta, si è deciso di replicarla e di far sorridere l’Unione europea che evidentemente annuisce soddisfatta. Peccato, si è mancata un’occasione d’oro. Anche di applicare il concetto di “Prima i nostri”, evidentemente. Si è scelto di mettere sullo stesso piano lavoratori indigeni e lavoratori esteri, contrariamente a quando sancisce la nostra Costituzione. Il timore è che nei prossimi mesi e anni, anche consigliati e ben indirizzati dai sindacati, i lavoratori frontalieri ed europei in cerca di un’occupazione si iscrivano massicciamente agli uffici regionali di collocamento perchè, anche loro come i ticinesi, beneficeranno di questo aiuto statale pagato dai contribuenti del nostro Cantone. Insomma niente di nuovo sotto il sole, purtroppo.

La mancanza di coraggio da parte del Legislativo è stata inoltre evidente quando si è trattato di sostenere la proposta di emendamento della commissione speciale “Prima i nostri”, che proponeva di inserire nel paniere dei criteri di aggiudicazione delle commesse la preferenza indigena. A molti deputati sono tremate le gambe. Eppure si sarebbe trattato solo di uno dei tanti criteri a cui far capo, come il prezzo, l’attendibilità dello stesso, le referenze, la formazione degli apprendisti e molti altri. Un criterio esplicitamente sostenuto dal popolo ticinese che, infatti, ne ha inserito il principio nella Costituzione cantonale. L’impressione è che a parole tutti promettono di favorire i lavoratori residenti e le aziende che impiegano in modo particolare i ticinesi, ma poi alla fine, quando di tratta di pigiare l’apposito bottone, si trova sempre la scusa per non andare fino in fondo con decisione e soprattutto coerenza.

La nuova legge sulle commesse pubbliche (LCPubb) porta evidentemente un miglioramento generale alle regole del gioco, ma l’UDC non può che archiviarla come l’ennesima sconfitta dei lavoratori indigeni sacrificati sull’altare di interessi superiori.

UDC Ticino

 

Interrogazione – Mendrisiotto, una delle regioni più inquinate del Continente?

Lodevole Consiglio di Stato,

La salute pubblica è un tema sensibile e capita spesso che diventi oggetto di speculazioni ed errate informazioni da parte sia di chi lo sopravvaluta sia di chi tende a relativizzarlo.
Un dato oggettivo comunque esiste, poiché è stato dimostrato scientificamente che il nostro Cantone, specie a Sud del Ceresio, è colpito massicciamente dall’inquinamento da particelle PM10 e da ozono, i quali superano i valori di guardia fissati dalla legge per molti mesi all’anno.

Ancora, da un articolo firmato dall’autorevole Dott. Giorgio Noseda (titolo: Mal’aria: polveri fini e demenza), apparso di recente su un quotidiano ticinese, si apprende che il Mendrisiotto risulta essere una delle regioni più inquinate d’Europa.
Analogamente, autorevoli fonti (rapporti OMS: http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs313/en/) parrebbero indicare la vicina Lombardia come una delle zone cronicamente afflitte da elevati tassi di inquinamento. Ora, se questi dati fossero confermati, ne conseguirebbe che gran parte della Regione del Mendrisiotto si troverebbe inevitabilmente ad assorbire, come una spugna, parte dell’inquinamento della Pianura Padana.

In considerazione di quanto esposto, chiedo al lodevole Consiglio di Stato:

  1. Il Consiglio di Stato conferma oggettivamente la situazione descritta dal Dott. Noseda (Mendrisiotto, una delle regioni più inquinate d’Europa)? Se sì, vi sono dati statistici e scientifici che confrontino più regioni (esempio Mendrisiotto con la Lombardia o altre in Europa) e confermino la tesi del Dott. Noseda?
  2. Il Governo è in grado di fornire una fotografia precisa della situazione odierna nel Mendrisiotto?
  3. Esiste una lista pubblica di “vettori inquinanti”, suddivisa per categoria e grado di inquinamento (esempio impianti di riscaldamento, impianti industriali e simili, mezzi di trasporto a motore comuni)?
  4. Il Consiglio di Stato, con la sua rappresentanza nella Regio Insubrica, ha mai richiesto alla Regione Lombardia dati sull’inquinamento dell’aria entro un raggio di ca. 25-30 km dal confine Sud svizzero? Se sì, potrebbe il Governo renderli pubblici, elencando i vettori inquinanti italiani (per categoria, come alla domanda 3)?
  5. Se dovessero risultare simili a quelli ticinesi e puntare al traffico veicolare come “killer numero uno”, che misure vorrebbe intraprendere il Governo verso la vicina Lombardia, per combattere questo fenomeno?
  6. Che impatto hanno avuto le misure eccezionali intraprese dal DT nei giorni di allarme PM10? Se vi sono stati dei benefici, che misura % e quali termini assoluti hanno avuto?

Ringraziandovi dell’attenzione e in attesa di un vostro pronto riscontro, porgo cordiali saluti.
Tiziano Galeazzi, Granconsigliere  UDC

MOZIONE – Più severità con i conducenti che non rispettano i posteggi riservati ai disabili

Il Consiglio federale è incaricato di modificare il punto 240.1 e 240.2 dell’allegato 1 all’Ordinanza concernente le multe disciplinari, almeno raddoppiando l’importo delle contravvenzioni riguardanti il disprezzo delle regole relative ai posteggi e i contrassegni per disabili.

Troppo spesso si possono notare veicoli che non sono muniti di regolare contrassegno di parcheggio per persone disabili, occupare spazi destinati a questi utenti sfavoriti. Posteggiare la propria vettura in questi spazi riservati é simbolo evidente e volontario di inciviltà e di disprezzo delle regole più elementari del vivere comune. L’attuale sanzione non é sufficiente, in particolare se si pensa a conducenti tanto arroganti quanto benestanti.

Marco Chiesa, Consigliere Nazionale UDC

Congresso cantonale 2017

Sabato 4 marzo 2017, ore 10.30, 
presso il Palazzo comunale di Bellinzona
Trattande:

  1. Saluto del presidente sezionale di Bellinzona, Dr. Orlando Del Don
  2. Relazione del presidente cantonale, Piero Marchesi
  3. Relazione del consigliere nazionale, Marco Chiesa
  4. Panoramica sulle prossime elezioni posticipate
  5. Nomina dei delegati dei vari distretti nel Comitato cantonale **)
  6. Eventuali

**) L’elezione al posto vacante di vicepresidente per il Sopraceneri è competenza del comitato, e sarà quindi all’ordine del giorno della prima riunione dello stesso dopo il rinnovo delle cariche effettuato da questo congresso.

Diritto di voto al congresso: ricordiamo che, a norma di statuti, possono votare tutti i membri di UDC Ticino, in regola con la tassa annuale. La stessa – che ammonta a Fr 30.- – può essere versata sul CCP 65-6555-9, Banca Raiffeisen Losone, Circolo delle isole, 6616 Losone, a favore di: CH88 8033 3000 0015 9143 9, UDC Sezione Ticino, oppure regolata in contanti sul posto al momento del congresso. Per ciò che riguarda la qualità di membro, Vi rimandiamo all’estratto degli statuti allegato.

Autocertificazione: chi partecipa per la prima volta a un congresso di UDC Ticino, deve autocertificarsi (vedi formulario allegato) dichiarando la sua appartenenza al partito conformemente alle norme statutarie, certificazione che dovrà essere controfirmata dal responsabile della relativa sezione, dal coordinatore del distretto o da un membro della direttiva.

Contiamo sulla Vostra numerosa partecipazione e, nell’attesa, Vi salutiamo cordialmente.

Il presidente: Piero Marchesi

Il segretario cantonale: Eros N. Mellini

Falsi permessi, quali controlli su documenti sensibili dell’Amministrazione cantonale?

L’ultima triste vicenda che vede coinvolti alcuni funzionari cantonali corrotti è particolarmente allarmante anche sul piano della sicurezza interna del nostro cantone. Nel caso specifico i permessi di dimora venivano rilasciati ad altre persone, di cui si cambiava, in alcuni casi la fotografia e si parla di almeno venti casi che sarebbero stati accertati.

Fortunatamente le nostre istituzioni hanno dimostrato di avere gli anticorpi scoprendo e denunciando colpevoli. Tuttavia qualche giorno fa, l’Agenzia di informazioni e sicurezza esterna italiana “AISE” (l’ex Sismi, il servizio segreto informativo militare) ha lanciato l’allarme su migliaia di documenti di varia natura, vedi passaporti, patenti di guida , permessi di soggiorno di vari Stati europei e non, messi in vendita sul “deep web” e che vengono acquistati anche da elementi del radicalismo islamico. Queste informazioni sono conosciute anche dai nostri servizi d’intelligence federali (SIC), i quali sensibilizzano sempre più l’opinione pubblica, mettendola in guardia sulle varie forme di criminalità internazionale e il loro agire.

Alla luce di quanto esposto, i seguenti Deputati chiediamo al Consiglio di Stato:

  • Esistono, nella gestione ordinaria, dei controlli di sicurezza preventivi, da parte dei funzionari, sui documenti da rilasciare agli utenti?
  • Se sì, quali e con quale frequenza e con quali procedure si interviene?
  • Vi sono altri uffici dell’Amministrazione Cantonale a rischio di furto di documenti sensibili ?
  • Se si, esistono dei controlli incrociati e quali sono stati quelli implementati ?
  • 2002: Progetto pilota di servizio del controllo interno al cantone (compliance) come mai non ha funzionato e come mai non è stato sviluppato o introdotto un servizio analogo ma comunque sempre utile alla sicurezza?
  • Non sarebbe il caso di rendere elettronici e quindi tracciabili elettronicamente i permessi di lavoro, dimora, patenti di varia natura e tutti i documenti ufficiali invece di erogarli nel solo formato cartaceo?
  • Quali tipi di classificazione per l’accesso da parte del personale ci sono per questo genere di documenti (in parte elencati sopra) sensibili? Nel caso non ci fossero, come vorrebbe proteggersi nell’immediato futuro il Consiglio di Stato?
  • Il Consiglio di Stato riterrebbe opportuno richiedere, con i propri rappresentanti, in seno alle società partecipate (laddove si partecipa finanziariamente con soldi pubblici) di adottare misure più severe di “controlling/compliance” e sicurezza affinché si eviti quanto successo?

In attesa di una vostra risposta,
cordialmente vi salutiamo.

  • Tiziano Galeazzi, UDC (primo firmatario)
  • Gabriele Pinoja, UDC (capogruppo)
  • Lara Filippini, UDC
  • Sergio Morisoli, AL
  • Paolo Pamini, AL

Non svendiamo il nostro passaporto

A inizio gennaio sono apparsi i primi cartelloni pubblicitari promossi da ambienti vicini all’UDC che raffigurano una donna con il burqa. L’obiettivo è chiaro. Sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della naturalizzazione agevolata degli stranieri della terza generazione in votazione il 12 febbraio. Le veementi reazioni degli ambienti di sinistra, che senza mezzi giri di parole hanno definito la campagna rozza, razzista e strumentale, in quanto – a loro dire – non riflette la realtà dei fatti, si è invece rivelata puntuale e azzeccata. L’opinione pubblica si è chiesta chi avesse ragione. L’UDC, che secondo la sinistra esaspera sempre i toni della comunicazione enfatizzando temi e problemi che non sono neppure all’ordine del giorno, o il PS, che propone una naturalizzazione agevolata per gli stranieri di terza generazione considerando automatico il fatto di vivere nel Paese da diversi anni sufficiente per definire una persona integrata. Negli ultimi giorni il partito socialista ha infine spazzato il campo da ogni dubbio, rivolgendo un chiaro appello agli stranieri che vivono nel Paese, di affrettarsi ad inoltrare la domanda di naturalizzazione, in quanto dal 2018 la procedura sarà un po’ più rigida. Lo ha però fatto in 10 lingue straniere, tra cui l’arabo e il serbo. La concezione socialista del termine integrazione è quanto mai discutibile, perché scrivere a persone da loro ritenute integrate nella loro lingua d’origine e non in una lingua nazionale dimostra che integrate non sono. O comunque non in modo automatico come invece li considera l’oggetto in votazione. I cartelloni raffiguranti la donna con il burqa hanno smascherato le reali intenzioni della sinistra. Naturalizzare il più possibile, svilendo l’importanza dell’ottenimento della cittadinanza svizzera. Il tema pone di fatto un problema che non esiste. Ogni anno più di 40’000 stranieri ottengono la cittadinanza svizzera e dati alla mano, il nostro Paese è tra quelli con la percentuale più alta di naturalizzati. Gli stranieri di terza generazione possono infatti ottenere la cittadinanza affrontando il percorso con la procedura ordinaria, come tutti gli altri stranieri che ne fanno richiesta. L’oggetto in votazione presenta numerose controindicazioni, tra cui il fatto che attribuisce la maggior parte delle competenze della procedura di analisi alla Confederazione, sottraendola di fatto a Cantoni e Comuni. Dal suo ufficio a Berna un funzionario sarà incaricato di decidere se un cittadino straniero di terza generazione domiciliato in Ticino ottempera i requisiti definiti dalla legge. Si elimina di fatto la possibilità per i Comuni di convocare il candidato e di analizzare gli aspetti che evidentemente non possono essere valutati solo sulla carta. Verrà inoltre invertito l’onere della prova, vale a dire che non toccherà più al richiedente dimostrare la propria integrazione, bensì allo Stato dimostrare il contrario. Ci sono fin troppi motivi che portano a votare no a questa proposta, in particolar modo perché la procedura attuale permette già agli stranieri, anche a quelli di terza generazione, di diventare cittadini svizzeri con una procedura chiara ed efficiente. Fermiamo pertanto sul nascere questa tendenza a svendere il passaporto rossocrociato lanciata dalla sinistra, che qualora passasse sarà solo la prima di molte altre offensive atte a banalizzare questo importante tema.

Piero Marchesi, Presidente UDC Ticino