Editoriale

L’importanza della certezza del diritto

Che cos’è la certezza del diritto che, affermano gli avversari a corto di argomenti, sarebbe messa in pericolo dall’iniziativa per l’autodeterminazione che voteremo il prossimo 25 novembre? Per quel che mi è dato di capire, è la facoltà di poter prendere delle decisioni importanti con la fiducia che a termini ragionevolmente lunghi non interverranno delle modifiche legislative sostanziali a cambiare il contesto nel quale si è presa detta decisione. Per esempio, se decido di investire in una fabbrica per la produzione di sacchetti di plastica, voglio poter contare sul fatto che la loro vendita non venga proibita, perlomeno prima che abbia finito di ammortizzare il capitale investito. Se c’è questo rischio, investirò in una fabbrica di caramelle o di camicie, sempre che il mercato oggi relativamente liberale del lavoro, non minacci a breve termine di impormi dei salari minimi insostenibili per le cucitrici di bottoni. In questo caso, il costo di produzione delle mie camicie salirebbe alle stelle e per poterle vendere mi troverei costretto a delocalizzare la produzione all’estero. Se ne deduce quindi che la certezza del diritto è un fattore essenziale dell’attrattività di qualsiasi piazza industriale, inclusa quindi anche la Svizzera.

Ora, in Svizzera, l’iter per l’introduzione di una modifica di legge è solitamente piuttosto lungo. Alla proposta da parte del Consiglio federale o derivante da un’iniziativa parlamentare o popolare, fa seguito un iter parlamentare nelle due Camere federali, l’adozione di un testo di legge quasi sempre suscettibile di referendum e quindi di votazione popolare per la decisione inappellabile (o così dovrebbe essere) del sovrano – ossia le cittadine e i cittadini – e, in caso di modifiche costituzionali, anche i cantoni. E non dimentichiamo che, non di rado, il sovrano dice no, confermando di fatto la situazione esistente.

Il diritto internazionale e quello derivante da trattati internazionali – in particolare con l’UE – invece, è frutto delle elucubrazioni di pochi politicanti, funzionari e pseudo esperti, che si avventurano in «sperimentazioni» da far invidia a «La scuola che verrà» ma che, al contrario di quest’ultima, non hanno conseguenze circoscritte alla piccola entità cantonale, bensì colpiscono interi Stati o organizzazioni di Stati che alla propria sovranità hanno detto addio ormai da tempo. Un diritto in incessante evoluzione (o involuzione?), tant’è vero che, per evitare il lungo iter democratico elvetico, Berna e Bruxelles stanno brigando – con l’accordo-quadro istituzionale in fase di trattativa – a una sua adozione automatica da parte Svizzera. In altre parole, si vuole imporre al nostro Paese la stessa velocità di evoluzione del diritto in atto nell’UE. Affermare quindi che l’iniziativa per l’autodeterminazione – che vuole mantenere l’attuale iter legislativo lento e ponderato, che può durare anche diversi anni – metterebbe in pericolo la certezza del diritto, con grave danno all’attrattività della piazza economica e industriale elvetica, mentre nel contempo si briga per concludere con l’UE un accordo-quadro che sottoporrebbe le nostre leggi ai continui cambiamenti imposti da Bruxelles, è una evidente incongruenza, e mi meraviglierei che venga sostenuta da associazioni economiche, se non fosse altrettanto evidente lo scopo politico in chiave anti UDC a monte di tale smaccata menzogna.

Ci sono aziende provenienti dall’UE che mirano a installarsi in Svizzera proprio a causa della sua maggiore certezza del diritto (alcune lo fanno per scopi meno cristallini, ma questo è un altro discorso) e noi dovremmo invece adottare supinamente un diritto UE in costante evoluzione? Ai lettori la poi mica tanto ardua sentenza.

La verità è che stiamo vivendo in un’epoca nella quale una pseudo «élite» politica affamata di potere è viepiù intollerante verso quelle che considera interferenze da parte del popolo e lo si vede in tutti gli Stati con la progressione dei consensi nei confronti dei partiti populisti/sovranisti. La Svizzera si è finora salvata dal fagocitamento da parte dell’UE solo e unicamente grazie alla sua democrazia diretta. Sul tema dapprima SEE poi UE, il popolo s’è sempre messo in rotta di collisione con la maggioranza della Berna federale che ancora oggi, anche se non lo ammette più ufficialmente, bramerebbe la totale adesione all’Unione europea. La democrazia diretta ci ha finora salvato, dobbiamo tenercela stretta. E l’unico modo per farlo, è votare sì all’iniziativa per l’autodeterminazione il 25 novembre prossimo.

Eros Mellini, segretario cantonale UDC

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