La democrazia non si difende legando il quarto potere al bilancio cantonale! L’UDC valuta il referendum contro gli aiuti di Stato ai media

La proposta del rapporto di minoranza — 2’000’000.- di Franchi su quattro anni — non è un semplice “fiato” temporaneo, ma rischia di trasformarsi nell’ennesimo sussidio permanente, andando a consolidare una dipendenza strutturale dei media locali dal finanziamento pubblico. Dopo l’approvazione odierna della mozione volta a chiedere aiuti di Stato ai media, l’UDC valuta il ricorso al referendum sul futuro messaggio che il Consiglio di Stato sarà chiamato a presentare al Parlamento.
I media sono aziende private e, come tali, devono stare sul mercato: innovare, competere, adattarsi ai bisogni dei lettori. Chi non ci riesce non può pretendere che lo Stato intervenga. I sussidi soffocano la concorrenza, spengono lo stimolo al rinnovamento e mettono a rischio l’indipendenza editoriale.
La carta stampata perde lettori da anni perché sono cambiate domanda e abitudini. Ignorarlo significa negare la realtà dei fatti. Il sostegno autentico alla stampa è quello dato dai lettori. Agli editori spetta innovare e riconquistare il pubblico con modelli digitali agili, contenuti multimediali, paywall intelligenti e relazione diretta con chi legge. Non sussidi, ma condizioni quadro che rimettano in moto il mercato mediatico.
Non sfugge una contraddizione: in Gran Consiglio c’è chi invoca sussidi pagati dal libretto degli assegni dei contribuenti senza essere nemmeno abbonato ai quotidiani ticinesi. Pura ipocrisia.
L’UDC continuerà a battersi per la libertà mediatica e la responsabilità imprenditoriale: i giornali li salvano i lettori, non i conti dello Stato. Il ruolo dello Stato non è quello di socio occulto delle redazioni, ma fissare regole trasparenti che premino chi innova senza toccare le scelte editoriali.
