Comunicato stampa

Il ritorno mascherato della “Scuola che verrà”

L’UDC Ticino rimane perplesso davanti all’entusiasmo del DECS per i risultati della sperimentazione delle classi senza livelli. Gli argomenti positivi erano scontati: le regole  sono state fissate da un arbitro che al contempo è allenatore e giocatore. Un ritorno mascherato della “Scuola che verrà” – una riforma già bocciata dal popolo – che provoca un appiattimento generale, al quale il nostro partito si oppone.

Un’euforia data da una sperimentazione condotta con modalità da noi contestate fin dall’inizio: l’esperimento è stato definito dal DSS, senza criteri di valutazione fissati in anticipo, e svolto in sedi “amiche”. In queste condizioni è troppo facile mettere in evidenza solo gli aspetti positivi e spacciare per successo ciò che successo non è.

Il Ticino si è già espresso chiaramente. La “Scuola che verrà”, di stampo socialista, è stata bocciata dal popolo, grazie anche al referendum lanciato dall’UDC Ticino. E non solo: nel 2022 anche il Gran Consiglio ha approvato i cinque indirizzi di riforma della scuola dell’obbligo proposti da un’iniziativa generica dell’UDC. È questa la base concreta che non va abbandonata: valorizzazione del docente, organizzazione degli istituti, riforma seria del modello dei livelli, contenuti e piani di studio, maggiore coinvolgimento di genitori e mondo del lavoro.

Sia chiaro: l’UDC Ticino non difende l’attuale sistema dei livelli così come è pensato e applicato oggi: va superato e riformato. Sappiamo bene che nel tempo è stato percepito e interpretato in modo sbagliato, anche dal mondo economico. Ma la soluzione non è cancellare le differenze reali tra gli allievi, provocando un appiattimento generale.

Se si vuole superare il sistema attuale, bisogna farlo seriamente. La nostra proposta è chiara: non eliminare semplicemente i livelli e le difficoltà, ma costruire percorsi differenziati, capaci di valorizzare davvero le attitudini dei giovani. C’è chi è più orientato verso gli studi e chi ha invece capacità più pratiche e professionali. Ignorare questa realtà non è inclusione: è un errore.

La riforma di cui il Ticino ha bisogno non è quella dell’uniformità ideologica, ma quella della differenziazione dei curricoli, del merito, della valorizzazione dei talenti e di un orientamento serio verso il futuro di ogni allievo.

La scuola ticinese va migliorata ora, non con una transizione che si trascina fino al 2035. Non serve né riesumare, con una mano di cosmesi, una riforma già bocciata dal popolo, né ignorare il mandato chiaro già dato dal Parlamento. L’UDC Ticino è pronta a confrontarsi su ogni proposta utile, ma si batterà con determinazione contro il ritorno mascherato della “Scuola che verrà”.

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