Comunicato stampa

Il Comitato ticinese interpartitico dice che “200 franchi bastano”! Sì all’iniziativa per riformare il servizio pubblico

Si è tenuta martedì 3 febbraio la conferenza stampa del Comitato ticinese a sostegno dell’iniziativa popolare federale «200 franchi bastano», che propone la riduzione del canone radiotelevisivo a 200 franchi annui e l’abolizione dell’obbligo di pagamento per le aziende. L’iniziativa intende adeguare il servizio pubblico a un panorama mediatico ed economico mutato profondamente nel tempo, ristabilendo un uso responsabile delle risorse prelevate obbligatoriamente a cittadini e imprese.

Il Consigliere agli Stati Marco Chiesa ha aperto la conferenza stampa richiamando il contesto successivo al rifiuto dell’Iniziativa popolare “No Billag” del 2018. «Quel voto ha confermato la volontà del popolo svizzero di mantere un servizio pubblico radiotelevisivo, ma non ha mai rappresentato un assegno in bianco alla SSR» ha sottolineato. «Dal 2018 a oggi il mondo dei media è cambiato radicalmente, mentre la SSR ha continuato ad espandersi». L’iniziativa «200 franchi bastano» chiede quindi di riportare il servizio pubblico all’essenziale: informazione di qualità, approfondimento e cultura, garantiti da una base finanziaria che resterebbe comunque superiore agli 850 milioni di franchi all’anno.

Dal canto suo il Consigliere agli Stati Fabio Regazzi ha posto l’accento sulle conseguenze dell’attuale sistema di finanziamento per le imprese. Oggi aziende e collaboratori sono colpiti da una doppia imposizione: il canone viene pagato privatamente e nuovamente dalle imprese, in base al fatturato, indipendentemente dall’utile e dall’effettivo utilizzo dei contenuti SRG. «Un meccanismo che penalizza in particolare le PMI, già confrontate con forti pressioni sui costi. L’abolizione del canone per le aziende rappresenterebbe un alleggerimento concreto per il tessuto economico e un segnale di coerenza verso chi crea valore e posti di lavoro».

Nel suo intervento, il Consigliere nazionale Lorenzo Quadri ha evidenziato come il panorama dei media sia stato profondamente segnato dalla diffusione di nuove piattaforme, nuovi canali e nuove abitudini di consumo. «Una trasformazione di cui la SSR non ha ancora tratto tutte le necessarie conseguenze, continuando a operare con strutture e logiche superate». L’iniziativa «200 franchi bastano» rappresenta quindi uno stimolo indispensabile per modernizzare il servizio pubblico e adeguarlo alla realtà attuale.

Il Consigliere comunale locarnese Marco Bosshard ha ribadito che 200 franchi rappresentano un costo sostenibile per le famiglie. «Il canone svizzero rimane infatti nettamente più elevato rispetto a quello di molti Paesi europei, senza che ciò sia giustificato né dalla qualità dei contenuti né dall’efficienza della struttura». Con una gestione più oculata e la riduzione del superfluo, la SSR potrebbe continuare a garantire un servizio pubblico di qualità in tutte le regioni linguistiche del Paese.

Dal punto di vista economico è intervenuto il Vice coordinatore della Lega dei Ticinesi, Gianmaria Frapolli, che ha ricordato come la SSR sia una grande azienda e, come tale, non possa sottrarsi alle regole dell’economia reale. «Anche con un canone ridotto, le risorse a disposizione resterebbero molto elevate. Una riorganizzazione mirata, supportata dalla tecnologia e da processi rivisti, permetterebbe di eliminare inefficienze e duplicazioni, rafforzando il mandato informativo e il servizio pubblico».

A chiudere la conferenza stampa è stato il Consigliere nazionale Piero Marchesi, che ha delineato la visione del servizio pubblico di domani. «Il vero rischio non è il cambiamento, ma l’immobilismo. Oggi informazione, approfondimento e cultura rappresentano in Ticino meno del 50% delle ore di emissione, mentre una parte rilevante è dedicata a sport, intrattenimento, quiz televisivi e reality show». Con 200 franchi, la SSR disporrebbe comunque di risorse sufficienti per concentrarsi sul proprio mandato essenziale, rafforzare pluralismo e qualità dell’informazione e, infine, garantire la presenza nelle varie aree linguistiche.

Il Comitato ticinese respinge definitivamente il catastrofismo degli oppositori e ribadisce che «200 franchi bastano» non è un attacco al servizio pubblico, ma una riforma necessaria per renderlo più sobrio, più efficiente e più vicino sia ai cittadini che all’economia reale.

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