Comunicato stampa

Oltre 400 cittadini a Pregassona per dire NO all’accordo di sottomissione con l’UE

Grande successo questa sera al Capannone di Pregassona per la festa popolare “No all’accordo di sottomissione con l’UE”. Oltre 400 persone hanno partecipato a una serata di informazione e mobilitazione dedicata ai pericoli contenuti nei nuovi accordi con l’Unione europea, i cosiddetti Bilaterali III. La forte presenza di pubblico dimostra che anche in Ticino cresce la consapevolezza: la Svizzera non può permettersi di rinunciare alla propria indipendenza, alla democrazia diretta e alla possibilità di decidere autonomamente del proprio futuro.

Ad aprire la parte ufficiale è stato il Consigliere nazionale e presidente dell’UDC Ticino Piero Marchesi, che ha ricordato come il trattato di sottomissione all’UE non sia un semplice aggiornamento tecnico dei rapporti bilaterali, ma un cambiamento profondo del nostro ordinamento. In gioco vi sono i diritti popolari, il federalismo, la sovranità della Svizzera e la libertà dei cittadini di decidere sulle questioni fondamentali del Paese.

Le conseguenze del pacchetto di accordi sono state illustrate chiaramente dalla Consigliera nazionale e imprenditrice Magdalena Martullo-Blocher. «Non possiamo più decidere autonomamente. Le regolamentazioni dell’UE prevalgono sul diritto svizzero, si applicano immediatamente e valgono per tutti, comprese le piccole imprese e i privati cittadini in Svizzera. Nella stragrande maggioranza dei casi non potremmo più decidere alle urne». La Svizzera dovrebbe adottare automaticamente il diritto dell’UE in settori centrali, accettare l’interpretazione della Corte di giustizia dell’Unione europea e sottostare a sanzioni qualora decidesse diversamente da Bruxelles. Un sistema che trasformerebbe il nostro Paese da partner libero e sovrano a esecutore di decisioni prese altrove. La nostra democrazia verrebbe di fatto demolita. «Il trattato di 2’200 pagine comporta, in un colpo solo, oltre 20’000 pagine di regolamentazioni UE nei settori dei trasporti, dell’agricoltura e dei prodotti alimentari, dell’elettricità e della sanità. Paghiamo miliardi e le nostre assicurazioni sociali vengono svuotate. Tutti noi paghiamo di più e riceviamo di meno. Il trattato di sottomissione all’UE è un attacco a ciò che fa della Svizzera la Svizzera. I ticinesi vogliono però restare «liberi e svizzeri»! Vogliono decidere da soli, avere leggi proprie e tribunali propri».

Il Consigliere nazionale Paolo Pamini ha ravvisato i presenti riguardo le false rassicurazioni legate alla cosiddetta clausola di salvaguardia. Presentata dai sostenitori dell’accordo come uno strumento di protezione, essa rischia invece di rivelarsi inefficace: la Svizzera non potrebbe decidere liberamente quando e come intervenire sugli aspetti migratori, ma dovrebbe muoversi entro un quadro definito dall’UE e sotto la minaccia di sanzioni. Una situazione che potrebbe avere delle ripercussioni anche sul mercato del lavoro ticinese, già oggi fortemente sotto pressione.

La libera circolazione delle persone, già oggi fonte di forte pressione sul territorio, sugli alloggi, sui salari e sulle infrastrutture, verrebbe ulteriormente consolidata e ampliata. Il Consigliere agli Stati Marco Chiesa ha rimarcato gli effetti della crescita incontrollata – tema centrale dell’Iniziativa per la sostenibilità “No a una Svizzera da 10 milioni su cui saremo chiamati a votare il 14 giugno – sul ceto medio. «Chi lavora, paga le imposte e vede peggiorare anno dopo anno il proprio potere d’acquisto e la propria qualità di vita. La vera domanda è: vogliamo ancora una Svizzera dove si vive bene oppure una Svizzera sempre più affollata, costosa e sotto pressione? Chi ama la Svizzera, la protegge. Chi ama la Svizzera vota SI all’iniziativa per la sostenibilità»

Il Consigliere nazionale Lorenzo Quadri, Lega dei Ticinesi, ha richiamato l’attenzione sulle conseguenze concrete dell’immigrazione incontrollata per il nostro Cantone. «In Ticino, l’immigrazione incontrollata non è certo meno problematica che nel resto della Svizzera. Il caos nel settore dell’asilo è evidente, anche per ragioni geografiche: siamo la porta sud del Paese. E questo ha conseguenze dirette». L’iniziativa per la sostenibilità rappresenta una risposta necessaria alla crescita incontrollata della popolazione, alla pressione sul mercato del lavoro e al peggioramento della qualità di vita. Per il Ticino, difendere la sovranità svizzera significa anche difendere i residenti, i salari, il territorio e la possibilità di governare finalmente l’immigrazione secondo gli interessi del Paese.

Il messaggio emerso dalla serata è chiaro: il trattato di sottomissione all’UE comporterebbe più burocrazia, più costi, più immigrazione, più dipendenza da Bruxelles e meno democrazia diretta. La Svizzera dovrebbe recepire migliaia di pagine di leggi, direttive e regolamenti europei, in settori che toccano direttamente la vita quotidiana dei cittadini: immigrazione, energia, sanità, trasporti, agricoltura, alimentazione e mercato del lavoro.

La partecipazione di oltre 400 persone conferma il successo della serata e la forte volontà di mobilitazione in vista dei prossimi appuntamenti politici. L’UDC Ticino continuerà a informare la popolazione sui rischi reali del pacchetto UE e a battersi per una Svizzera libera, sovrana e sicura.

Il 14 giugno occorre dare un segnale chiaro: SÌ all’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni”.

 

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