Comunicato stampa

OSCE a Lugano: la passerella è per Cassis, il conto per i ticinesi

Il Gran Consiglio ha approvato un credito di oltre 4,1 milioni di franchi per anticipare le spese legate alla sicurezza della Conferenza ministeriale dell’OSCE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa), che si terrà a Lugano all’inizio di dicembre. Il costo complessivo del dispositivo è già stimato a oltre 6,1 milioni di franchi. È inaccettabile che il nostro Cantone debba assumersi costi e rischi finanziari per un evento voluto e organizzato dalla Confederazione.

Più che una conferenza internazionale al servizio del Paese, l’impressione è quella di assistere all’ennesimo palcoscenico confezionato per il Consigliere federale Ignazio Cassis: una passerella in stile “Milano Moda” – ha sottolineato Tiziano Galeazzi, autore del rapporto di minoranza – con delegazioni, scorte, fotografie e strette di mano. Peccato che, una volta calato il sipario, a restare siano soprattutto le fatture e i disagi generati per la popolazione.

Il Ticino ha già visto uno show simile nel 2022 con la Conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina. Anche allora la retorica era la stessa: si parlava di un appuntamento storico, di prestigio internazionale e di grandi ricadute per il territorio. A distanza di quattro anni, il conflitto è ancora in corso, la ricostruzione rimane lontana e dei tanto celebrati benefici per il Ticino non si vede praticamente traccia. Una vetrina sicuramente, ma che ha portato ben pochi risultati concreti.

Ora si ripropone lo stesso copione, allestendo però lo spettacolo, questa volta, nel periodo prenatalizio, con inevitabili ripercussioni sul traffico cittadino tra chiusura completa dal 1° al 4 dicembre della strada davanti al Padiglione Conza e altre strade chiuse a intermittenza. Per evitare il caos viario luganese, le persone sceglieranno in quei giorni di andare altrove a fare i propri acquisti, penalizzando le attività commerciali presenti sul territorio.

Proprio nelle settimane più importanti dell’anno per il commercio luganese, cittadini, pendolari e negozianti rischiano quindi di trovarsi confrontati con code, deviazioni e accessi difficoltosi. E se i commercianti dovessero subire perdite, chi li indennizzerà? Il Cantone? La Città? Oppure, come già accaduto nel 2022, saranno lasciati soli a pagare il prezzo della passerella di Cassis?

Si sbandiera un presunto indotto di 9,5 milioni di franchi, senza tuttavia spiegare in modo trasparente come sia stata calcolata questa cifra. I costi, invece, sono ben più concreti: oltre 6,1 milioni, ai quali potrebbero aggiungersi ulteriori spese qualora il dispositivo di sicurezza dovesse essere rafforzato.

La Confederazione prevede inoltre di rimborsare soltanto l’80% dei costi riconosciuti. Non esiste dunque alcuna garanzia che ogni franco speso venga restituito al Ticino.

La posizione dell’UDC Ticino è chiara: se Berna vuole organizzare questa conferenza e offrire un palcoscenico internazionale al proprio ministro degli esteri, allora Berna deve pagare integralmente il conto. Tutti i costi – comprese eventuali spese supplementari e gli indennizzi per i commercianti danneggiati – devono essere assunti dalla Confederazione.

La passerella sarà anche federale. Il conto, però, non deve ricadere sul Cantone e sui cittadini ticinesi.

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