Discorso

Allocuzione del GC Tiziano Galeazzi per il Natale della Patria – Festeggiamenti UDC a Riazzino

Caro Presidente Piero Marchesi,
Consigliere nazionale Marco Chiesa,
Colleghe/i in Parlamento, Consiglieri Comunali, Municipali, amiche e amici dell’UDC e della sezione SVP Tessin,

1291 al principio del mese di agosto – Patto Federale –
“Abbiamo pure, per comune consenso e deliberazione unanime, promesso, statuito ed ordinato di non accogliere né riconoscere in qualsiasi modo, nelle suddette valli, alcun giudice il quale abbia acquistato il proprio ufficio mediante denaro od altra prestazione, ovvero non sia abitante delle nostre valli o membro delle nostre comunità. (…)”.
Ebbene, mai come oggi questa frase scritta nel Patto Federale, custodito nel museo dei Patti federali di Svitto, ha un significato tanto forte quanto determinante.
Ma su questo punto, tornerò.

La Svizzera, vista dai nostri vicini di continente, o meglio dal “club dei burocrati union-europeisti”, equivale a una miriade di molesti sassolini nelle scarpe. Un Paese, il nostro, che mai si era piegato al volere straniero. Questo fino a qualche decennio fa, quando alcuni Consiglieri federali, supportati dai loro partiti tra cui anche quelli borghesi (PLRT e PPD) iniziarono a svendere, senza contropartita alcuna, i nostri interessi economici e finanziari ai quali oggi possiamo annoverare anche il nostro sistema giuridico. E questo sottostando alle minacce e alle pressioni da parte di Istituzioni internazionali europee.
Detto questo va ricordato che alcuni paesi europei, dopo l’effetto narcotizzante, e permettetemi di dire dei cavoletti di Bruxelles, preso coscienza di dove l’UE li stesse portando, hanno iniziato a svegliarsi.
L’esempio lo vediamo in Austria, Italia, Polonia, Ungheria e da parte di altre nazioni, soprattutto in riferimento alla questione immigrazione di massa (programmata e redditizia) proveniente dal Medio Oriente e dall’Africa. In pericolo da noi non vi è solo l’ordinamento giuridico, ma soprattutto in pericolo vi è la nostra sovranità, insieme all’indipendenza e alla democrazia semi-diretta che nei secoli abbiamo sempre mantenuto e salvaguardato.
La nostra sfida che si profila all’orizzonte è la madre di tutte le sfide, e si concretizza tramite la raccolta firme, seguita dalla votazione popolare sulla libera circolazione nel nostro paese. Oltre a questo dossier, non va dimenticato l’accordo quadro istituzionale con l’UE. Un accordo scellerato e perlopiù quasi nella sua totalità impostoci da Bruxelles tramite la forza e le minacce, minacce sovente poco velate. Il prossimo 25 novembre andremo a votare in merito alla nostra Iniziativa UDC sull’autodeterminazione (diritto svizzero anziché giudici stranieri) ed è il riferimento a questi temi che mi riconducono ai giudici stranieri citati all’inizio nella frase estrapolata dal Patto Federale, patto siglato 727 anni fa.
La Svizzera non è una tribù primitiva composta da entità che errano sul suo territorio portando come in tempi preistorici l’anello al naso e coprendosi tramite la foglia di fico. Non è una nazione da sottomettere e colonizzare!
Colgo l’occasione per ricordare il cospicuo regalo miliardario che ogni 10 anni ci impegniamo a versare, in forma di assegno, ai paesi membri dell’UE, paesi considerati in via di sviluppo. Mi chiedo oggi, e chiedo a voi, quali siano questi paesi in via di sviluppo. La Polonia? Quest’ultima, care amiche e amici, senza voler male ai suoi cittadini, peraltro simpatici, vanta ad esempio una fiscalità aziendale sotto alcuni aspetti più concorrenziale rispetto alle nostre a livello cantonale, come simili regole fiscali vigono in tutti i paesi che si affacciano sul mare, dove la legge marittima contempla agevolazioni di notevole attrattiva. Detto questo, è spontaneo pensare che il miliardo che noi tutti versiamo tramite le nostre tasse,
non sia altro che un ricatto mascherato dagli unionisti nei confronti del nostro paese.
Di primaria importanza non voglio dimenticare di citare la misura blu-stellata per quanto concerne il sistema borsistico svizzero inerente l’equivalenza, ovvero le autorizzazioni nel trattare titoli svizzeri all’interno delle borse europee e viceversa.
Quali minacce interne, oltre al Partito socialista svizzero, avversario storico e diretto dell’UDC, annovero anche le preoccupati derive da parte dei partiti borghesi. Gli stessi partiti che dovrebbero salvaguardare, tutelare e preservare questo Paese con le sue peculiarità, tanto quanto ci stiamo impegnando noi in questa che è diventata quasi una missione, etica, economica e politica.
Personalmente, quale tenente colonnello in pensione, vorrei rendervi attenti in merito alla questione che riguarda la nostra difesa nazionale. Disponiamo di un budget quasi ridicolo per la difesa e questo stride in maniera evidente se pensiamo ai miliardi che spendiamo per la questione asilo e immigrazione, e lo stiamo facendo con un numero di soldati (100’000) che potrebbero trovare comodamente posto allo stadio Nou Camp di Barcellona (capienza 99’354 spettatori).
Vi sembra normale che un paese abbia una difesa nazionale da campo sportivo? Da tenere in considerazione vi è la questione che si riferisce a quelli che io definisco i lupi mascherati, persone facenti parte del gruppo “Per una Svizzera senza Esercito”, i quali hanno annunciato la messa in atto di un referendum sulla questione del rinnovo delle nostre forze aeree. Senza che si pensi tempestivamente all’acquisto dei jet da difesa, temo che dovremo, o meglio saremo costretti, a pagare i paesi confinanti per proteggere il nostro spazio aereo.
Altro tema dove la mano lunga di Bruxelles avanza riguarda la direttiva UE sulle armi. Anche in questo caso il pericolo è quello di perdere la nostra indipendenza, ed in particolare la nostra identità, assorbendo giuridicamente una legge che non ci appartiene.
Una legge che va a cozzare con le nostre tradizioni secolari e va a creare dei pericolosi precedenti per altri dossier.

Sulle sfide del nostro Cantone si sono spesi ettolitri di inchiostro e chilometri di carta, ma la questione del lavoro per i residenti resta di primaria importanza per noi tutti. Un tema che non dovremo sottovalutare ora, come in futuro. Il benessere di questo cantone è in pericolo. Quanto accumulato nei decenni scorsi si sta esaurendo. Non solo abbiamo l’obbligo di creare posti di lavoro, ma dovremmo impegnarci nel rilanciare settori economici e diversificare dalle attività che, come oggi strutturate, sono sulla via del tramonto. Sviluppare il turismo, l’alta tecnologia e la ricerca. A questo aggiungo, cosa di primaria importanza e fondamentale per un futuro consapevole ed economicamente sano, e mi riferisco alla nostra scuola. Pilastro che forma le nuove generazioni che ci rappresenteranno nel futuro. Le scuole a tutti i livelli devono essere orientate sì verso l’istruzione intesa quali conoscenze ad ampio raggio ma anche rivolta al nostro mercato del lavoro, sia nei settori più specifici, sia per quanto riguarda tutti i settori e ad ogni livello di competenze.
Non è assolutamente pensabile chiedere sistematicamente manodopera estera, con il pretesto che sul nostro territorio non sono reperibili specialisti qualificati dotati delle competenze richieste. Come per la formazione professionale, anche nelle riqualifiche è urgente cambiare programma e farlo velocemente ed essere mentalmente aperti verso i concetti del lavoro che evolvono in modo esponenziale e sono sempre più innovativi. Troppa forza lavoro in Ticino, già a partire dai 40 anni, non riesce più a rientrare nel mondo del lavoro. Una vergogna!

Un occhio di riguardo anche al settore primario, l’agricoltura. A tutti coloro che ogni giorno, dall’alba al tramonto, lavorano nei campi e negli allevamenti. Agrari, che è il fulcro dove il nostro partito ebbe le proprie origini.
Una risorsa che per troppo tempo abbiamo perso di vista.
È il momento di saldare nuovamente un legame peculiare con tutto il settore, come avviene ultimamente anche in politica federale dove, in parte, la questione riguarda l’allentamento delle barriere doganali, volute fortemente dal Ministro Schneider-Amman.
Per concludere l’UDC combatte queste e altre battaglie (federali e cantonali) da anni e quasi esclusivamente lo sta facendo da sola, perché è chiaro e cristallino che i partiti di centro hanno capitolato di fronte all’UE, raggiungendo i socialisti. E l’hanno fatto evitando di chiedere direttamente ai cittadini svizzeri il loro parere tramite il voto, quel voto che è previsto dalla nostra democrazia. Un’onta che con forza dovrà essere vendicata tramite le urne nelle prossime elezioni.
AUSPICIO prossime votazioni cantonali-federali e comunali:
Ci attendono mesi difficili e combattivi. Entriamo nella triologia delle elezioni. Quelle cantonali e federali l’anno prossimo, quelle comunali nel 2020.
Un augurio vivissimo a tutto il partito e a tutti i candidati che vorranno scendere in campo e si metteranno in gioco, affinché la nostra “squadra UDC” possa superare quella soglia “numerica e percentuale” che da tempo ci tiene all’ancora.
In questo giorno che festeggia il Natale della Patria auguro a tutti voi un buon Primo Agosto, che rimanga sempre neutra, federalista, indipendente, con spirito di milizia e soprattutto senza guinzaglio da parte di nessuno!
Grazie a tutti voi per l’attenzione concessami.

Tiziano Galeazzi
Deputato UDC in Gran Consiglio

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